Il mare: “The Sea“, la notte: “The Night” e la luce: “The Light”, ovvero i tre segmenti del progetto discografico di Ingvild Langgård (Phaedra), artista norvegese il cui talento ha già stimolato l’apprezzamento della critica più colta, autrice di colonne sonore e musica per istallazioni artistiche dove si alternano danza, pittura e scultura. Dopo il primo capitolo del 2011, giunge “Blackwinged Night” che nella leggera modifica del titolo prestabilito, tradisce maggiori ambizioni, in una trilogia che sembra evolversi dalla natura più descrittiva e ambient, verso una scrittura più complessa e variegata.
Il monocromatico folk psichedelico color pastello di “The Sea”, si è arricchito di effluvi progressive, ma anche di una dimensione teatral-cinematografica, che fa da naturale seguito al grande successo della piéce teatrale “Night Tripper”, realizzata con il coreografo Ingri Fiksdal e lo scenografo Signe Becker.
Pur potendo confidare su una band stabile, formata da Gunhild Mathea Olaussen (violino), Jørn Tore Egseth (basso e tastiere) e Ane Marthe Sørlien Holen (batteria); Ingvild Langgård ospita due membri dell’Ensemble neoN (Kristine Tjøgersen al clarinetto, Yumi Murakami al flauto) e affida alle abili mani di Christian Engfelt il missaggio dell’album.
In “Blackwinged Night” affiora una spiritualità post-tecnologica, che mette sottotraccia il paganesimo weird-folk e le atmosfere neo-pastorali del primo capitolo, relegando alla sola “The Void” il compito di rinnovare il rituale della perifrasi lirica, mentre le visioni dream-pop di “Lightbeam” sovrascrivono le suggestioni dei Cocteau Twins spogliandole della loro connessione elettronica ed adagiandole su fiammelle gelide.
Echi di kosmische musik germogliati dai semi dei Tangerine Dream di “Atem” aprono nuovi mondi immaginari, dove non bisogna aver paura della dolcezza (“Too Much Sugar”), e dove l’essenza della materia sonora, attraverso ritmi, frequenze e suoni in movimento, dà forma a un tribal-dark-folk che trasmuta in suono l’energia della terra e dei suoi abitanti (“Half Human”).
Le tribolazioni noise che aprono una delle mini-suite dell’album (la title track) sono il segnale di un’anomalia temporale, che con sonorità quasi evanescenti e impalpabili tenta un ripristino delle comunicazioni cerebrali, sempre più disturbate dalla mancanza dell’oscurità e del suo linguaggio cosmico più meditativo. Più ambiziose le liturgie di “Mend Me” che coinvolgono dissonanze, ritmi art-rock, vocalizzi folk-prog, incursioni sperimentali, esoterismo dark, ambizioni chamber, neo-romanticismo, film music nordica, e avantgarde, in una progressione apparentemente priva di una direzione lirica, ma molto vicina alle suadenti intuizioni di Kate Bush nella sua “Ninth Wave”; qui musica, danza e teatralità realizzano il loro processo simbiotico più riuscito, prima che le rarefazioni di “Finally Unfolding” mettano la parola fine al secondo atto.
“Blackwinged Night” è una gustosa conferma per il progetto Phaedra, e mentre le pagine web degli innumerevoli step artistici di Ingvild Langgård scorrono ricche di stimolanti supporti visivi, restiamo trepidamente in attesa del terzo e ultimo capitolo programmato per il 2017, stay tuned.
05/07/2015