Big Big Train

Folklore

2016 (English Electric Recordings) | progressive, prog-folk

A distanza di tre anni dalla seconda parte del dittico di "English Electric" (2013) tornano a farsi sentire i Big Big Train, gruppo progressive britannico in attività da oltre cinque lustri. A capo di questo lungo convoglio ferroviario ritroviamo ancora il carismatico vocalist e polistrumentista David Longdon, aiutato anche qui dai membri fondatori Gregory Spawton (basso) e Andy Poole (chitarra acustica, mandolino, tastiere). A completare l'equipaggio per il nuovo viaggio ci pensano invece Nick D'Virgilio (batteria), Dave Gregory (chitarra), Rikard Sjöblom (chitarra, fisarmonica), Danny Manners (tastiere, contrabbasso) e Rachel Hall (violino, viola, violoncello), ognuno dei quali vanta un pedigree musicale di tutto rispetto. Una discreta catena di ospiti completa poi questo arguto ensemble di amanuensi del progressive-folk, capaci di riscrivere in chiave moderna le fiabe vittoriane dei Genesis di "Trespass" e "Nursery Cryme". L'amore per la melodia tiene tuttavia i Big Big Train lontani dalle crisi pleonastiche del genere, portandoli piuttosto vicini alle atmosfere popolari dell'Old England. In un caldo ambiente familiare, David Longdon trasforma in musica alcune storie legate alla tradizione britannica mettendo subito a proprio agio l'ascoltatore, nonostante lo sguardo famelico del corvo in copertina.

Un album all'insegna del "Folklore", dunque, come si intuisce già dalla title track, con cui il "grande grande treno" comincia lentamente il suo viaggio. È un largo concertato di sette minuti che traccia immediatamente i binari dell'intero album, mettendo in vetrina l'eclettico Longdon e le sue corde vocali, un recondito luogo in cui la voce di Peter Gabriel si fonde assieme a quella di Phil Collins. Questo inedito equilibrio viene raggiunto anche per merito dello stabile connubio tra tastiere e chitarre, smosso tavolta dalle scosse telluriche del sintetizzatore, del flauto e del violino.

La sensazione pastorale viene accresciuta in "London Plane" e "Along The Ridgeway", mentre nell'intermezzo strumentale di "Salisbury Giant" la band al completo offre svariati colpi di scena, confondendo l'ascoltatore circa le sue vere intenzioni. In una nuova dimensione spazio-temporale, "The Transit Of Venus Across The Sun" affronta poi la vastità del nostro universo, con archi e fiati che aggiungono un senso di scoperta senza fine, scortandoci infine nel folclorismo medievale di "Wassail". Questa ricerca archeologica riporta a galla anche certi cerimoniali del prog-folk britannico (Strawbs, Traffic), evolvendosi poi nell'euforia poliritmica di "Winkie", cornucopia di suoni diversi presentati con un certo aplomb.

L'abilità dei Big Big Train di riunire e raccontare elementi contrastanti è presente anche nel pezzo più lungo del novero, "Brooklands", lento accumulo di pathos strumentale che va lentamente alla deriva, trovando un certo parallelismo con il "Lucky Man" di Emerson, Lake & Palmer, destinato qui a morire per la seconda volta ("I was a lucky man, a lucky man/ I did the things I can/ the things I can't explain"). Nel capitolo finale di "Telling The Bees", una madre informa infatti il figlio del decesso del padre, concludendo così il disco con una ballata di nostalgico pop-rock à-la Phil Collins.

Con "Folklore" i Big Big Train si confermano come una delle band di punta dell'attuale panorama progressivo inglese. Abili artigiani di suoni e parole, muovono le loro canzoni nel chiasmo perenne dei paradossi; un rituale sacro e pagano, antico e moderno, che offre tuttavia un risvolto sempre rassicurante, capace di ammaliare l'ascoltatore davanti al focolare, mentre a occhi chiusi rivive il fascino della vecchia Inghilterra "venduta a libbre" dai Genesis.

(31/07/2016)

  • Tracklist
  1. Folklore
  2. London Plane
  3. Along the Ridgeway
  4. Salisbury Giant
  5. The Transit of Venus Across the Sun
  6. Wassail
  7. Winkie
  8. Brooklands
  9. Telling the Bees


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