PIERS FACCINI - I Dreamed An Island

2016 (Beating drum / ponderosa)
folk, songwriter

È un viaggio lungo le rotte del Mediterraneo quello che Piers Faccini compie con “I Dreamed An Island”, il sesto capitolo discografico di uno dei cantautori più eclettici del panorama europeo contemporaneo. Dopo il più intimo “Between Dogs And Wolves” e l’uscita a braccetto con Vincent Segal, l’italo-inglese di stanza nel sud della Francia sembra aver bisogno di salpare verso nuovi orizzonti, di mescolare le sue molteplici radici umane e artistiche con nuovi suoni e linguaggi, di esplorare territori affini ma geograficamente localizzabili a qualche migliaio di chilometri di distanza dal punto di partenza, tra i monti della Provenza.

Partire, in questo caso, significa soprattutto lasciare indietro la paura generata dal mondo così com’è oggi, cercando rifugio in una realtà parallela e riappacificata. Fedele all’approccio multiculturale che da sempre è il tratto distintivo della sua arte, Faccini mescola lingue, razze, strumenti tradizionali, in cerca di un’armonia perduta e pertanto da ritrovare: un locus amoenus simboleggiato dalla Sicilia del dodicesimo secolo, crocevia di influenze e retaggi occidentali, arabi, bizantini.
Il progetto è per certi versi titanico, perché la sfida non consiste soltanto nell’intrecciare influenze differenti, ma anche nell’evocare luoghi, profumi, spezie, per collocarli infine in aree precise. Piers affronta la materia con un approccio piuttosto minimale, e proprio questa struttura “leggera” rende i brani generalmente scorrevoli e meno pomposi di quanto potrebbero essere altrimenti. Al suo fianco si succede una “internazionale” di artisti di ogni estrazione e provenienza, dalla Francia alla Tunisia, dagli Stati Uniti all’Iran, dall’Inghilterra all’Italia.

I risultati più convincenti si traducono nel blues speziato di Medioriente di “Bring Down The Wall”, che mescola l’inglese al salentino, in una “The Many Were More” che trascrive in musica il poema “My Sicily” di Ibn-Hamdis, nei lievi arpeggi di “Anima”, declinato in dialetto palermitano, e in quelli cullati da “Drone” in un sogno di mezza estate tra le dune del deserto. Viceversa, nelle trame acustiche di “Judith” e “Comets” sembra disperdersi il filo melodico, mentre “Beloved” punta su una sacralità che appare un po’ posticcia.
“Oiseau”, scritta di getto all’indomani dell’attacco al Bataclan, chiude con toni malinconici un capitolo oltremodo coraggioso nella parabola di Piers Faccini, ma nel complesso piuttosto lontano dai suoi passaggi migliori.

30/10/2016

Tracklist

  1. To Be Sky
  2. Drone
  3. Bring Down The Wall
  4. Cloak Of Blue
  5. The Many Were More
  6. Judith
  7. Beloved
  8. Anima
  9. Comets
  10. Oiseau