Robbie Williams

The Heavy Entertainment Show

2016 (Columbia) | pop

Un abile performer in evidente crisi artistica: questo sembrava Robbie Williams dopo la pubblicazione in rapida sequenza di “Take The Crown” (2012) e “Swing Both Ways” (2013). Il proclama giunto in seguito alla firma di un contratto con la Sony lo scorso maggio (“sono ispirato e più pronto che mai”) aveva tutta l’aria delle solite dichiarazioni di facciata. Invece, l’ascolto di questo “The Heavy Entertainment Show” ci riconsegna, appunto, un intrattenitore credibile, ovvero quello che è sempre riuscito a essere Robbie nei suoi momenti migliori, né più né meno. Si potrebbe dire che ascoltare un disco del genere, e, in generale, le produzioni del Nostro, sia un po’ un accontentarsi, quando in realtà sarebbe meglio concentrare le proprie attenzioni verso chi davvero nobilita l’arte del pop, però, chi è senza peccato scagli la prima pietra, e concedersi ogni tanto un ascolto più leggero e divertente non ha mai fatto del male a nessuno.

Questo disco è un po’ un circo, a cominciare dall’amplissimo numero di persone che vi hanno lavorato. Tra autori, musicisti, cantanti e produttori, se si riportasse qui l’elenco dei credits si occuperebbe almeno un terzo dello spazio usato di solito per le recensioni. Vale la pena citare la presenza dei Killers al completo, di John Grant (nell’edizione deluxe), Rufus Wainwright e dell’uomo che da sempre, dietro le quinte, ha saputo tirar fuori il meglio da Robbie, ovvero Guy Chambers. In questo team multiforme, nessuno ha lavorato alla totalità del disco, ma ognuno ha fornito uno o più contributi, con il risultato finale che è, inevitabilmente, un collage di stili.

“Mixed Signals”, ad esempio, è la canzone scritta e suonata dai Killers, e si sente moltissimo, e lo stesso vale per la partecipazione di Rufus Wainwright in “Hotel Crazy”; “Sensitive” ha un’atmosfera da ballo rilassato e un timbro vocale che ricordano certe cose di George Michael; “David’s Song” è una morbida piano ballad accompagnata da archi, un tipo di canzone non certo estranea al repertorio di Wiliams.
Non si possono non menzionare i due singoli: “Love My Life” è un classico esempio di pop radiofonico, con il suono e il timbro vocale che si sforzano di risultare pieni, rotondi e allo stesso tempo scorrevoli, mentre la pacchiana “Party Like A Russian”, posta in seconda posizione subito dopo l’altrettanto tronfia title track, sembra proprio voler dare l’idea del carrozzone circense.

Un lavoro, in definitiva, che sicuramente ha il difetto dell’eccesiva disomogeneità d’insieme, ma che intanto vanta una scrittura e una produzione sempre a fuoco, anche nei momenti più sguaiati (e ci mancherebbe pure, visti i nomi coinvolti) e soprattutto rappresenta un ascolto piacevole e, in alcuni episodi, intrigante. Del resto, la missione di Robbie Williams è sempre stata questa, e per fortuna, stavolta è riuscito a compierla, dopo diverse prove tra lo zoppicante e il fallimentare. Che poi lo scopo ultimo siano la popolarità e l’arricchimento economico, e non quello artistico, non è mai stato un mistero e importa fino a un certo punto.

(01/01/2017)

  • Tracklist
  1. The Heavy Entertainment Show
  2. Party Like a Russian
  3. Mixed Signals
  4. Love My Life
  5. Motherfucker
  6. Bruce Lee
  7. Sensitive
  8. David's Song
  9. Pretty Woman
  10. Hotel Crazy
  11. Sensational
Deluxe edition
  1. When You Know
  2. Time On Earth
  3. I Don't Want to Hurt You
  4. Best Intentions
  5. Marry Me
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