Ed Dowie

The Uncle Sold

2017 (Lost Map) | alternative-pop, elettronica

Piccola etichetta discografica dell’Isola di Eigg (Scozia), la Lost Map è ancora oggi uno degli enigmi del panorama musicale. Fondata nel 2013 da Johnny Lynch dopo aver abbandonato la Fence Records, l’etichetta scozzese è nota per avere in catalogo nomi come Rozi Plain, Eagleowl e Kid Canaveral.
Ed Dowie è uno degli ultimi acquisti, anche se il musicista è gia noto per aver fatto parte dei Brothers In Sound: un trio artefice di un insolito mix di pop, dance, punk e musica psichedelica.

L’esordio solista, “The Uncle Sold”, è un album difficile da catalogare o incasellare stilisticamente: si potrebbe utilizzare il termine pop elettronico, ma questo indicherebbe solo la strumentazione base del progetto, si potrebbe altresì evocare Robert Wyatt e il suo fiabesco e malinconico lirismo, soprattutto per l’affinità del timbro vocale di Ed Dowie con l’ex-Soft Machine; anche il richiamo alla folktronica avrebbe un senso, finendo per provocare un’interminabile lista di assonanze che vanno da C. Duncan alla Beta Band.

In verità, in “The Uncle  Sold” c’è tutto quanto sopra descritto, ma anche di più: la musica è strutturata su mini-sinfonie dal delicato corpo lirico e dall’imponente complessità armonica, anche le ombre e gli spazi vuoti assecondano il tono neoclassicheggiante e quasi folk-prog delle nove tracce.
Impreziosito dal raffinato artwork artigianale, l'album si ispira al racconto di Kazuo Ishiguro “The Unconsoled”, allo stesso modo mette in scena un viaggio fantastico e surreale in un mondo privo d’identità, travolto dalla drammaticità e dal caos emotivo della realtà.

Non c’è spazio per i convenevoli, nella musica di Ed Dowie, le prime note di “Verbarhemiopia” non accettano compromessi, la musica è pulsante eppur immobile, glaciale, nonostante che il rumore dei fuochi d’artificio e lo straziante suono della voce e delle tastiere tentino di alimentare la fiamma del desiderio.
Nulla è come sembra, nel mondo di Ed Dowie: il lirismo semplice e delicato di “Bastard Harbour” non è confortevole e rassicurante, anche il singolo che dovrebbe pilotare l’album (“May For A Dead Queen”) conserva una struttura complessa che difficilmente gli farà trovare un posto nelle playlist Spotify, anche in quelle più raffinate.
E' una musica ricca di personaggi, i quali si aggirano tra malinconici arpeggi di un'ipotetica colonna sonora di un film di Federico Fellini (“Red Or Grey”), o tra plumbee dissonanze beat e soul (“YungPawel”), rese ancor più esangui da sontuose armonie rinascimentali.

Quando meno te lo aspetti, ecco però arrivare quella melodia che va dritta al cuore, ovvero la deliziosa ballata per piano, archi, fisarmonica e voce intitolata “Why Do You Live In France?”: fulminante come un brano di Robert Wyatt e avvolgente come un outtake di Benjamin Clementine.
Come si può altresì resistere al grottesco valzerone elettronico di “David Is Unwell”, un'autentica giostra di suoni e colori circensi che si muove su tempi lirici da banda musicale?

“The Uncle Sold” è un album non facile, quasi ostico nella sua sintetica struttura strumentale. Ed Dowie reinventa il pop eliminando tutti gli elementi superflui e ridondanti, che spesso occultano con trucchi, effetti e inutile pathos il centro melodico gravitazionale di una canzone.
Come Arthur Russell, il musicista estrae dall’elettronica malinconia e solitudine, violando i confini del folk acustico (“Question To Ask Felicity”) e lasciando infine scorrere pochi grevi accordi tra fiumi di lacrime e gli ultimi battiti del cuore (“Richard!”).

Se siete alla ricerca di un album originale, insolito e affascinante, il vostro desiderio è stato finalmente esaudito.

(04/03/2017)

  • Tracklist
  1. Verbarhemiopia     
  2. Red Or Grey     
  3. Why Do You Live In France?     
  4. Yungpawel     
  5. Bastard Harbour     
  6. May For A Dead Queen     
  7. David Is Unwell     
  8. Questions To Ask Felicity     
  9. Richard!




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