Japandroids

Near To The Wild Heart Of Life

2017 (ANTI) | alt-rock

Ce li eravamo persi un po' per strada, i Japandroids: di questi tempi cinque anni (tanti ci separano dal precedente "Celebration Rock") sono un'eternità, soprattutto per una band con appena un paio di dischi in carniere.
Ma i fan, alla notizia dell'imminente nuova pubblicazione, hanno drizzato le antenne, segno che il duo di Vancouver ha così ben seminato in passato che oggi riesce a creare attorno a sé aspettative altissime.

L'ascolto svela però un preoccupante inceppamento del giocattolo: dentro "Near To The Wild Heart Of Life" (poco convincente sin dal titolo scelto) si respira una sorta di "effetto Dave Grohl", quello provocato dal musicista proveniente dalla scena hardcore, o comunque alternative, che aspira a conquistarsi un posto al sole nel circo mainstream.
E così si parte a pieni giri con la title track, forte della medesima efficacia del nuovo Green Day (tanto spedita e orecchiabile quanto innocua e telefonata), per poi confermare anche nelle tracce successive una netta sterzata verso suoni più puliti, spesso privi di mordente, sicuramento meno lo-fi e più "pop" rispetto a quelli praticati in passato.

Non ci sono brividi lungo la schiena, non c'è più catarsi, giusto un pugno di canzoni ben costruite, con Tom Petty fisso in testa e non certo con l'atteggiamento punk-rock degli esordi, brani nei quali si parla di spostamenti ("North East South West"), di amore e di libertà (la marcetta "True Love And A Free Life Of Free Will", tanto per proseguire la saga di titoli non certo memorabili) senza mai lasciare davvero il segno.
La tanto agognata crescita dei Japandroids passa spesso attraverso l'utilizzo dei synth (in "I'm Sorry" c'è qualcosa che ricorda vagamente "Bette Davis Eyes"...), spesso accoppiati a quei coretti che - come nella lunga "Arc Of Bar", la traccia centrale di questo lavoro, stiracchiata per oltre sette minuti - vengono ripetuti fino allo sfinimento. È davvero questo il meglio che il duo canadese sia riuscito a scrivere in cinque anni?

Dal vivo magari tutto funzionerà, ma ora "Midnight To Morning" e "No Known Drink Or Drug" assumono le sembianze di rock'n'roll dozzinali, trascurabili, buoni per la programmazione radiofonica, ma davvero troppo easy per gli standard ai quali ci avevano abituati, e il sobrio acoustic folk della conclusiva "In A Body Like A Grave" non può che accentuare il senso di smarrimento nei fan della prima ora.
Con l'aggravante che risulta impossibile comprendere se la linea di questo disco sia frutto di una scelta calcolata oppure di un vero e proprio limite nel songwriting del duo canadese (e tralasciamo il discorso delle copertine così poco fantasiose...).

Può esser bello sognare da Foo Fighters, ma i Japandroids avrebbero fatto meglio a concentrarsi sulla propria nicchia, su un sound "da piccolo club", da vivere respirando il sudore dei musicisti, piuttosto che prendersi il rischio di diventare protagonisti minori in un (super)mercato più grande, per evitare di commettere gli imperdonabili errori che già hanno condannato White Stripes e Black Keys, altre coppie che partivano da presupposti simili.
Prendete "For The Love Of Ivy" dal precedente "Celebration Rock" (senza neanche bisogno di tornare a "Post-Nothing"): la sensazione sarà quella di trovarsi di fronte a due band completamente diverse. La sana elettricità dei primi album al momento appare smarrita, peccato veniale per dei ragazzi nei quali abbiamo davvero creduto. Speriamo che il giocattolo torni presto a funzionare.

(30/01/2017)

  • Tracklist
  1. Near To The Wild Heart Of Life
  2. North East South West
  3. True Love And A Free Life Of Free Will
  4. I'm Sorry (For Not Finding You Sooner)
  5. Arc Of Bar
  6. Midnight To Morning
  7. No Known Drink Or Drug
  8. In A Body Like A Grave


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