Winter Family

South From Here

2017 (Icy D'Ailleurs) | avant-pop, alt-rock

Il duo franco-israeliano dei Winter Family rilancia la posta con un terzo lungo "South From Here", un album che a cospetto di quanto l'ha preceduto è praticamente hardcore. In effetti, il maniacale alieno rockabilly di "Yallah", il pezzo forte, importa l'elettronica putrida della new wave à-la "Ghost Rider" dei Suicide.

Accordi d'organo frammisti a un caos urbano di martelli pneumatici in "No World" (da una pièce di danza da loro musicata nel 2015) sospingono nel vuoto i versi poetici del canto. La stessa enfasi d'organo, e una sconsolatezza altezzosa da diva, pervadono il finto requiem fine a se stesso di "Jesus", e una svogliatezza parlottata a mezza voce, contagiosa alla Yo La Tengo, infetta "Archaic Landscape". Troppo parlottio, invece, appesantisce "Miss Bonaventure", che per il resto suona come una bossa di tastiere stroboscopiche, in uno scenario d'abrasioni esoteriche.

Un peperino lato melodico germoglia spontaneamente dal gioiello di retronuevo "Spring Roll", twist per bimbi a velocità tripla, quasi non cantato, con un refrain che potrebbe essere un inno potente se non fosse ironicamente cancellato da organetti assordanti, e da "The Land Of The Free", formidabile pop ignorante in una sorta di reggaeton industriale. Già con "Cortelyou Rd", inno-predica e incitamento civile con uno sconsiderato cambio di tempo, l'album comincia a declinare.

Successore dei lenti, scheletrici e lugubri lied declamati di "Winter Family" (2007) e dell'appena più mosso "Red Sugar" (2011), oltre che di qualche diramazione avanguardista, dei field recordings di "How Does Time" (2014) e della già citata coreografia di "No World". Più che altro è figlio di un incidente di percorso del loro cosmopolitismo, quando l'uragano Sandy nel 2012 fece disperdere la strumentazione a disco appena progettato. Equipaggiatisi poi di drum machine e sintetizzatori a buon mercato, Ruth Rosental (canto) e Xavier Klaine (tastiere) cavano una prima sequela di pezzi con brivido, eccitazione, sconforto e impegno civile, tutto allo stesso livello. La seconda parte rimane incerta, e i tre ultimi riempitivi - colpo di grazia - screditano le buone intenzioni.

(14/03/2017)

  • Tracklist
  1. Archaic Landscape
  2. No World
  3. Spring Roll
  4. Ikea
  5. Yallah
  6. Jesus
  7. Miss Bonaventure
  8. The Land Of The Free
  9. Cortelyou Rd (We Shall Overcome)
  10. Nina
  11. Gaza
  12. Delightful Blindness
  13. Imagine
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