Jayhawks

Back Roads And Abandoned Motels

2018 (Legacy) | alt-country, songwriter

Ci sarà anche arrivata in sordina e prendendosi tutto il tempo necessario (ben trentatré gli anni di carriera), ma quello del decimo album a referto resta un traguardo di tutto rispetto pure per una band veterana e da sempre rispettata come i Jayhawks. Dopo la piacevolissima deriva twang-pop tra Rem e Wilco di “Paging Mr. Proust”, la compagine di Minneapolis torna a guardare in via esclusiva alla propria incarnazione più classicista per quanto non disdegni di offrire ai suoi affezionati qualche sorpresa intrigante, a cominciare da quel paio di titoli affidati alla voce della tastierista Karen Grotberg (quelli offerti agli exploit canori del batterista Tim O’Reagan non fanno più notizia). Dall’ultima fatica in studio è trascorso appena un biennio, per quanto illuminato dal rientro in Sony (nella sussidiaria Legacy), movimentato dalla defezione di Kraig Johnson, arricchito dalla doppia collaborazione con Ray Davies per i dischi intitolati (assai a proposito) “Americana” e di recente immalinconito dalla notizia della morte del primo storico batterista, Norm Rogers, sconfitto da una grave malattia lo scorso febbraio.

Le tempistiche oltremodo esigue richieste dal nuovo “Back Roads And Abandoned Motels” si spiegano facilmente con la scelta del leader, Gary Louris, di offrire una seconda opportunità a una serie di canzoni da lui scritte nel corso degli ultimi dodici anni assieme ad altri artisti più o meno noti, dalle Dixie Chicks a Carrie Rodriguez passando per Jakob Dylan, e da questi pubblicate ai tempi, ognuno con la propria ragione sociale. Solo quattro gli inediti assoluti e appena due (i brani conclusivi) firmati in esclusiva dal capobanda, per l’occasione ancora una volta produttore assieme a Ed Ackerson e al nuovo membro, John Jackson, che offre contribuiti come violinista, mandolinista e secondo chitarrista.

Quello del singolone “Everybody Knows” rappresenta allora il più confortevole dei ritorni a casa, con il gruppo che pare muoversi a memoria, bonario e confidenziale, nel suo vestitino alt-country di recupero da “Tomorrow The Green Grass” via “Rainy Day Music”: tutto risaputo eppure a suo modo prodigioso e irrinunciabile. Con “Bitter End”, Louris si compiace di far trapelare tutta la propria fragilità in una ballata tradizionalista e di ampio respiro che ribadisce il trend magari frugale ma comunque assai partecipato del disco, che ha proprio nell’apprezzata raccolta del 2003 il suo più evidente riferimento espressivo (si senta anche il secondo e più asciutto estratto, “Backwards Women”, che marca l’ormai proverbiale inseguimento del Nostro al mito di Dylan salvo risolversi in una pur onorevole ordinaria amministrazione). Più posato e d’atmosfera, il gruppo statunitense riesce a intonarsi al meglio con quanto l’anagrafe racconta sul suo conto, senza particolari adulterazioni formali ma con garbo e classe pressoché intatti.

Nella seconda facciata l’album tende a farsi sempre più inessenziale nel suo sfuggente intimismo, plasmato a immagine e somiglianza di un frontman che lascia da parte la magnanimità della prima parte – dove si era trovato ad assecondare la tiepida malinconia di O’Reagan (“Gonna Be A Darkness”) o l’estro più frizzantino à-la Fleetwood Mac della Grotberg (nell’anomala apertura di “Come Cryin' To Me”, con tanto di innesto soul di fiati a firma David Ralicke) – per recitare ora assorto in una disillusa contemplazione, ora blandamente imbronciato, a tratti persino luminoso. Con la ballad oligominerale “Bird Never Flies”, i Jayhawks tornano a prediligere un certo tocco impressionista, un basso profilo dell’anima che ben si accorda con quello di altre grandi realtà della medesima scena, pure mai troppo fortunate (su tutti i Richmond Fontaine).

Privo di canzoni davvero indimenticabili eppure curatissimo, terso, onesto e pacificato come quasi sempre è capitato di realizzarne alla band del Minnesota, “Back Roads And Abandoned Motels” è un disco fascinoso anche perché (gradevolmente) irrisolto e piuttosto fedele nel tratteggiare il microcosmo americano tanto caro ai Jayhawks, quella marginalità umana resa a meraviglia dall’elegante crepuscolo della conclusiva “Leaving Detroit” e in parte restituita anche dalla foto di copertina firmata da un certo Wim Wenders (provvidenzialmente tornato dalle parti di “Paris, Texas”, a quanto pare).

(06/08/2018)

  • Tracklist
  1. Come Cryin' To Me
  2. Everybody Knows
  3. Gonna Be A Darkness
  4. Bitter End
  5. Backwards Women
  6. Long Time Ago
  7. Need You Tonight
  8. El Dorado
  9. Bird Never Flies
  10. Carry You To Safety
  11. Leaving Detroit
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