Laughing Hyenas

You Can't Pray A Lie (ristampa)

2018 (Third Man) | noise-blues

Dovendo individuare un nome paradigmatico delle turpi barbarie del Midwestern noise, difficile trovare una band più idonea dei Laughing Hyenas (1985-1995). Insieme ai Killdozer hanno incarnato il lato più primitivista del roster Touch And Go, figlio di quelli scenari tra il degrado rurale e l'incubo post-industriale in cui trovano sfogo gli istinti più inconfessabili. Il certificato di nascita ad Ann Arbor non ha potuto che battezzare sin da principio la loro missione: rivitalizzare il sound oltraggioso degli Stooges attraverso la scomposta teatralità dei Birthday Party, ma con l'attitudine laida e criminale di grandi "amorali" come Fear e Butthole Surfers. La loro brada ferocia ha eretto l'ennesimo ponte tra la sfrontatezza del punk e la visceralità del blues, finendo con l'incarnare lo spirito più autenticamente diabolico del rock’n’roll.

L'alone leggendario che li avvolge è dovuto almeno in parte alle due band mitologiche da cui discendono: i Negative Approach (gruppo precedente del cantante John Brannon, veri padrini dell'hardcore del Michigan) e i Necros (da cui provenivano il primo batterista Todd Swalla e il secondo bassista Ron Sakowski, uscita # 1 del catalogo T&G in cui suonò lo stesso fondatore Corey Rusk). Ma non finiscono qui i talenti che hanno militato nell'eterogenea formazione: dietro i tamburi troviamo infatti il futuro Jesus Lizard Jim Kimball, mentre la chitarrista Larissa Stolarchuk (fattasi le ossa negli L-Seven, omonimi della più celebre sigla fox-grunge, deceduta nel 2006) si è distinta come una delle più incisive dell'epoca. Il merito principale, in ogni caso, spetta a Brannon, voce abrasiva come carta vetrata imbevuta di acido, mostruoso come pochi nel dare consistenza alle proprie turbe psicotiche.

Comunemente considerata la loro opera più compiuta, la spietata mezz'ora di "You Can’t Pray a Lie" costituì il primo lavoro sulla lunga distanza. Datato 1989, accorpato l'anno dopo con il successivo e quasi altrettanto valido "Life Of Crime" e dall'epoca mai più ristampato, torna finalmente disponibile grazie alla Third Man di Jack White, conterraneo e discepolo di questi sguaiati serial killer. Gli otto episodi sono un concentrato animalesco delle migliori virtù Touch And Go, a base di chitarra uncinata, basso panzer e batteria da fungo atomico, sovrastate dai gutturali ringhi del frontman: inni come "Love's My Only Crime", "Black Eyed Susan", "Sister" e "Desolate Son" sono capolavori del noise tutto, risate di iene affamate che nemmeno la fin troppo educata produzione di Butch Vig è riuscita a sedare.

Come spesso accade in queste reissue "filologicamente corrette", non ci sono bonus acclusi: poco male, il disco rimane perfetto così com'è. In compenso, nell'edizione limitata è allegata una lettera scritta a Brannon da Jon Spencer, altro storico complice della banda. Per chi se la sentisse di approfondire oltre, è stato appena ripubblicato anche "Merry-Go-Round", che raccoglie il primo Ep, alcuni singoli e un paio di frammenti live: a proprio rischio e pericolo…

(09/10/2018)

  • Tracklist
  1. Love's My Only Crime
  2. Seven Come Eleven
  3. Black Eyed Susan
  4. Lullaby And Goodnight
  5. Sister
  6. Desolate Son
  7. Dedications To The One I Love
  8. New Gospel
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