Lemon Twigs

Go To School

2018 (4AD) | pop, musical, beat, baroque

La musica pop non è più quel mostro ingombrante che la critica osteggiava e teneva ben lontana dalla più nobile e motivata musica rock. Nessuno si scandalizza se in una playlist tra un brano di Charles Mingus e Frank Zappa scorge un brano di Olivia Newton-John; lo stesso concetto di pop è stato rivoluzionato, quasi alterandone la natura. Ai fratelli D’Addario il termine pop in verità sta un po’ stretto: difficile immaginare la loro musica in cima alle classifiche dei singoli in un'epoca che non sia quella dei tardi Sessanta, sì perché quel bislacco tocco teatrale e da soap-opera del duo americano è ormai un idioma dimenticato dall’easy listening moderno.

Con il loro primo album, “Do Hollywood”, i Lemon Twigs hanno messo subito in chiaro che le tentazioni pop alle quali si concedono senza pudore sono quelle barocche di Big Star, 10cc, Raspberries, Badfinger e Todd Rundgren, ma era difficile prevedere che a quell’esordio (in verità il duo ha pubblicato anche una cassetta in edizione limitata di 100 copie), avrebbe fatto seguito un'opera ambiziosa e complessa come “Back To School”.
Sulla scia di storiche concessioni al formato pop-rock-musical di artisti come Who, David Bowie, Kinks, e con un visionario gusto per un magniloquente pop orchestrale in bilico stilistico tra vaudeville, Broadway, Tin Pan Alley e un pizzico di glam, i Lemon Twigs si divertono a corrompere i canoni della composizione, adattando il tessuto musicale dell’album alla simbolica e stravagante storia di una coppia che, non potendo aver figli, adotta uno scimpanzé, inserendolo nella società alla stregua di un normale ragazzo.
Per Shane, inconsapevole della sua identità, le difficoltà sono molteplici: quando finalmente va a scuola non tutto fila liscio, viene respinto dalla ragazza amata, scopre la propria natura e dopo aver bruciato la scuola uccidendo cento compagni di classe, si dà alla fuga, per poi ritrovare se stesso dopo una catarsi filosofico-naturista che funge da giustificazione morale.

Il tema della diversità, dell’alienazione sociale e della frenesia dell’animo umano, che già erano state esplorate in opere come “Tommy”, “The Rocky Horror Picture Show” o “The Rise And Fall Of Ziggy Stardust..”, ritorna al centro di una rock-opera dai tratti a volte eccessivi eppur insoliti e affascinanti.
Le concessioni a quello che dagli anni 70 in poi verrà codificato come pop sono pochissime. I fratelli D’Addario non amano i ritornelli infantili, né ricorrono a tempi in 4/4 per tenere salda l’attenzione, anzi, stuzzicano l’ascoltatore a sviscerare fino in fondo canzoni apparentemente innocue, pronte a liberare un nugolo di idee armoniche, neanche fossero dei bignami musicali inediti di Todd Rundgren.

Quello che incanta di “Back To School” è la maniacale cura dei suoni, un’attitudine che negli anni 70 è stata soppiantata dall’estetica dell’alta fedeltà. Ogni brano è frutto di una stratificazione sonora al limite del kitsch, frutto di sovraincisioni che, più che alla dinamica del sound, mirano a una solidità lirica e armonica, a volte dissonante.
Non è dunque un vezzo quella scritta che campeggia in copertina, ovvero "a musical by The Lemon Twigs": “Back To School” ha infatti tutte le potenzialità di una moderna opera pop, quello che manca è un potenziale pubblico, ma nell’era del virtuale a tutti i costi questo elemento può essere anche estromesso, senza che ciò abbia influenza sul risultato finale.
Quello del musical è un immaginario che ha stimolato molti autori pop-rock, da Harry Nilsson a Elton John, dagli Sparks ai Judas Priest, per i Lemon Twigs sembra essere invece l’unica ragion d’essere. Ed è forse per questo motivo che l’album rischia di apparire a volte pedante per chi si aspettava un progetto musicalmente più spurio e contaminato (alla maniera dei Foxygen, per intenderci), ma è in questa autarchia stilistica che risiede il fascino di “Back To School”.

Sia ben chiaro che il nuovo album dei Lemon Twigs non ha nulla da invidiare ai classici del genere: è similmente estenuante come “Jesus Christ Superstar” o “Hair” senza il supporto visivo, caotico e travolgente come il “Rocky Horror Picture Show”, eccessivamente languido e melò come “Evita” e gradevolmente tronfio e irritante come “Bat Out Of Hell“.
E poi ci sono le canzoni, esagerate e kitsch nella loro attitudine rock’n’roll (“Never In My Arms, Always In My Heart”, “This Is My Tree”), imprevedibili come un brano dei Queen era-“A Night At The Opera” (“The Bully”), ma in definitiva vicine allo spirito power-pop dei Big Star: non a caso Jody Stephens è uno dei pochi ospiti dell’album, pronto a caratterizzare con i suoi tempi ritmici l’enigmatica e bowiana “The Student Becomes The Teacher”, per poi lasciare la sua influenza sulla più dinamica “Queen Of My School”. 

Altro ospite d’eccezione è Todd Rundgren, il cui ruolo all’interno della rock-opera è quello del padre del figlio-scimmia Shane (eccellente il duetto di “Rock Dreams”), e se il musicista-produttore è un altro dei riferimenti costanti dello stile del duo, va sottolineato anche il richiamo a quella scuola di cantautori americani che ha sempre flirtato con la commedia e il teatro: è infatti facile trovare scampoli di Randy Newman e Van Dyke Parks (“The Lesson”, “Born Wrong/Heart Song ”), o un briciolo di Paul McCartney (“Wonderin’ Ways”), e perfino il malsano tocco di Lou Reed (“The Fire”).
Come ogni rock-opera o musical che si rispetti, anche “Back To School” ha piacevoli riempitivi (“Small Victories”, “Never Know”) e una cospicua presenza di brani melodicamente intensi e ricchi di pathos - “Home Of A Heart (The Woods)”, “If You Give Enough”), tra i quali spicca “The Lonely” - sintesi perfetta del pop-baroque lievemente disturbato da contrappunti melodici, che è l’archetipo preferito dal duo.

Quello che senza alcun dubbio non manca a Michael e Brian D’Addario è non solo il talento ma anche il coraggio. “Back To School” è eccentrico, istrionico, audace e poeticamente nostalgico, uno degli album più bizzarri degli ultimi tempi, per molti versi anche ostico e irritante, ma dietro gli eccessi drammaturgici e le incoerenze del nuovo album dei Lemon Twigs c’è quell’inconsueta genialità che può trasformare un ordinario cult-album in una futura icona del pop.

(10/09/2018)



  • Tracklist
  1. Never In My Arms, Always In My Heart
  2. The Student Becomes The Teacher
  3. Rock Dreams
  4. The Lessons
  5. Small Victories
  6. Wonderin' Ways
  7. The Bully
  8. Lonely
  9. Queen Of My School
  10. Never Know
  11. Born Wrong / Heart Song
  12. The Fire
  13. Home Of A Heart (The Woods)
  14. This Is My Tree
  15. If You Give Enough




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