Punto d’arrivo di un percorso di ricerca e riscrittura della cultura tradizionale folk, “Follow Them True” vince il confronto con molte altre operazioni simili, grazie a un linguaggio sonoro aspro e crudo, che non lascia spazio a inutili abbellimenti estetici.
L’approccio dei Stick In The Wheel è simile a quello del punk, spesso viscerale e corrosivo, poeticamente struggente e iperrealista; è infatti la difficile quotidianità dell’uomo comune e la frustrazione della working class, il tema centrale delle canzoni scelte dal gruppo per essere rielaborate e reinventate (“Weaving Song”). C’è una costante energia nelle tredici tracce, essa trasuda fin dalle prime note dell’album attraverso accordi di chitarra acustica taglienti e affilati (“Over Again”), si veste di oscure trame gothic e funebri rovistando nel futuro (“Red Carnation”), sfida la tradizione esautorando piccoli classici folk delle loro forme più note: una “As I Roved Out” trasfigurata da loop e beat elettronici.
Spesso irriverenti e poco rispettosi dei canoni, gli Stick In The Wheel non temono nel confrontarsi con una delle più antiche canzoni popolari, “Abbots Bromley Horn Dance”, restituendole tutta la valenza di danza propiziatoria, stessa sorte tocca a “White Copper Alley” (che i più fortunati ricorderanno far parte del repertorio di Nic Jones), abilmente scarnificata da una graffiante interpretazione della vocalist Nicola Kearey.
Ed è anche nella raggiunta maturità espressiva della cantante che è racchiuso parte del fascino dell’album, è infatti grazie alla perfetta padronanza dell’autotune nella title track, alla ruvida coralità di “Poor Old Horse” e all’incedere drammatico di “Witch Bottle“ che “Follow Them True” si guadagna l’appellativo di autentica sorpresa del panorama folk di questi ultimi tempi.
09/03/2019