Anderson .Paak

Ventura

2019 (Aftermath) | neo-soul, funk

Se c'è una qualità che di certo non è mai mancata a Brandon Anderson Paak, questa è da individuarsi nella sua strabiliante professionalità, nella capacità di muoversi con disarmante facilità tra le pieghe più intime della black-music, evitando rovinosi scivoloni e pericolose cadute di stile. Ben più di mirabolanti innovazioni produttive e nuove nicchie stilistiche, questa è una risorsa che può fruttare moltissimo sulla lunga distanza, garantendo costanza di risultati e notevole varietà d'approccio, senza perdere in consistenza e carattere. “Ventura”, album che segue di soli cinque mesi la full-immersion hip-hop (e la pervasiva collaborazione di Dr. Dre) di “Oxnard”, è la più chiara dimostrazione della dirompente versatilità di Paak, dell'amplissimo raggio di spunti e influenze che anima la sua musica. Ricchissimo di collaborazioni di rilievo, il nuovo disco (prima top-ten in madrepatria per l'autore) è un'altra elegante immersione nei meandri di quel neo-soul sofisticato e groovy che già aveva costituito la fortuna di “Malibu”, qui proposto in una forma ancora più torrida e distesa rispetto al passato prossimo. Basta però questo imponente rivernissage a donare un'effettiva identità al musicista?

Tutto scorre liscissimo, negli undici brani di “Ventura”, con una limpidezza da fare invidia a tanti avventurieri tra generi senza arte né parte. Paak sa come destreggiarsi tra calde ambientazioni da West Coast (la sensualità vintage-soul dell'iniziale “Come Home”, con tanto di consistente cameo di André 3000), non teme di misurarsi con gli imperanti stilemi disco-funk (i tratteggi in scia boogie di “Reachin' 2 Much”, conditi da un interessante senso della progressione), si mostra piacione alle prese con staccati di basso e melodismi di estrazione jazz (“Winners Circle”), rimanendo sempre centrato sull'obiettivo. Anche le collaborazioni, spesso e volentieri di assoluto peso (Jazmine Sullivan nelle carezze psych-soul dell'intermezzo “Good Heels”; una rediviva Brandy nelle intime effusioni nu-funk di “Jet Black”) riflettono la natura composita del progetto, il taglio totale con cui Paak, ancora una volta, esplora decenni di musica black per accorparli in progetti unitari e stratificati.

È qui però che ancora una volta si individua il limite che da sempre placca Paak: laddove il musicista ha un orecchio capace di adattarsi alle più disparate attitudini e fogge stilistiche, questo non si spinge mai al di là di un (eccellente) slancio mimetico, non presenta una sensibilità che vada oltre il compitino calligrafico. Per quanto intrigante e piacevole, l'alchimia dell'autore non lascia spazio a una personalità che sappia travalicare i modelli di partenza, che possa aggiungere un tassello di peso al nuovo corso della black music. Vi è poco o niente in “Ventura” che parli la lingua di Anderson .Paak, che sappia offrire quella grinta intravista in un pezzo da novanta quale “'Til It's Over”. Oltre un vintagismo dominato con assoluta scafatezza, e un manifesto hip-hop frenato dalle troppe ingerenze esterne, si annida un musicista che potrebbe offrire cose eccezionali: si spera che la prossima tornata sia quella decisiva.

(24/07/2019)

  • Tracklist
  1. Come Home (ft. André 3000)
  2. Make It Better (ft. Smokey Robinson)
  3. Reachin' 2 Much (ft. Lalah Hathaway)
  4. Winners Circle
  5. Good Heels (ft. Jazmine Sullivan)
  6. Yada Yada
  7. King James
  8. Chosen One (ft. Sonyae Elise)
  9. Jet Black (ft. Brandy)
  10. Twilight
  11. What Can We Do (ft. Nate Dogg)


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