Il musicista olandese Anne Chris Bakker è da vari anni un riferimento significativo della sperimentazione ambientale e minimale. Vari album prodotti dalle principali etichette internazionali dedicate al genere, tra cui spicca “Reminescences” (2014) edito dalla russa Dronarivm, tante collaborazioni di primo livello (Peter Broderick, Nils Frahm) e nel 2019 un ritorno con “Stof&Geest”, nuovo lavoro che abbandona del tutto ogni elemento romantico precedente e conferma Bakker come autorevole esponente della musica di ricerca europea.
Brevi schizzi di piano scordato, registrazioni volutamente di qualità ridotta registrate su bobine di vecchia generazione, chitarre sovraincise creano le atmosfere stabilendo l’obiettivo di “cercare uno spazio immateriale sullo sfondo di un mondo occidentale che ha principalmente una visione materialistica del mondo”. Una pace, seppur inquieta, in un mondo travolto da mille voci discordanti, invaso da milioni di opinioni vuote – tutte egualmente lontane dalla verità – dove solo quelle più urlate sembrano avere cittadinanza.
La ricerca del silenzio appare oggi più che mai rivoluzionaria. Anne Chris Bakker sembra dirci questo con nove brani introversi e originali, nei quali il piano minimalista si frappone a registrazioni ambientali, dove le note di un vecchio piano scordato ancora vagamente ancorato alla sonata classica vengono stravolte e manipolate per diventare quasi irriconoscibili (“I Can Not Tell”, “Traces”), in cui pattern di poche note diventano un loop glaciale sommerso da ondate di elettronica nella magnifica “Wand”.
Tra i nove brani spiccano senz’altro i 14 minuti dell’impalpabile “Verdicht Me”, collage di piano e registrazioni ambientali che evolvono in un nuovo mix di elettronica e chitarra che potrebbe ricordare i lavori solisti di Norman Westberg. Se rimandi a un romanticismo in stile Eluvium possono essere vagamenti presenti, possiamo trovarli solo nel finale “Make My Bed In Crystal Waters”, unico momento di ricerca melodica dai tratti quasi cinematici, un viaggio ancora una volta glaciale ma più legato alla musica da chitarra e piano tradizionale, quasi da accostarsi al post-rock più dilatato.
17/02/2020