Come Winston Smith
In un distopico 1984
Mi ritrovo saltellando sul posto
Nel solito mantra
Solo che sul teleschermo
Al posto di Goldstein c’è il Liverpool
Il tempo delle sorprese, degli ipotetici pesci d’aprile, è finito. Ammesso che sia mai iniziato. I Bobby Joe Long’s Friendship Party approdano su Contempo Records – non proprio gli ultimi arrivati – per il terzo capitolo della Trucilogia: “Semo solo scemi”. Se ancora non vi siete imbattuti nelle gesta dell’Oscura Combo Romana – raccontate in presa diretta qui su OndaRock – facciamo un veloce riassunto. La formazione presenta Henry Bowers – ricordate “It” di Stephen King? – autore e declamatore dei testi, Abacab Carcosa alle chitarre, Peter Spandau ai synth e Alain Dlindlon alla batteria: sì, sono nomi d’arte.
Nel 2016 esce l’esordio “Roma Est“, a cui seguirà nel 2017 “Bundytismo – ConcettiSostanzeMeanstream“: è la nascita della dramasynthcoatto wave. Proto-spoken romanesco, basso post-punk e sintetizzatori new wave.
Le liriche sono intensi e allucinati viaggi allestiti nel più horror dei set cinematografici: Roma. Un’altra Capitale, che difficilmente finirà in un film di Sorrentino: infernali stazioni metropolitane, Tor Tre Teste, incroci popolati da streghe e vampiri, tanti serial killer, a concepire un universo deviato dove c’è spazio per la Riccobono, i calzini di Soko, Totti, Nerone e i Front 242. Un universo con ancora molto da mostrare: se “Roma Est” e “Bundytismo” erano i primi due passi verso il delirio, ora “Semo solo scemi” ci porta allo step definitivo.
Il terzo atto della Trucilogia è la prova della maturità: i testi, oltre a tratteggiare i soliti incubi metropolitani, raccontano in maniera originale e acuta la crisi d’identità contemporanea (fino alla conclusiva proto-metal “Lawrence D’Arabia”) e i mali della società, accompagnando il delirio con ottime soluzioni sonore. Ne sono la prova la successiva “Glu Glu Glu” e “Allarme pesci palla”: bassi violenti e Ebm a colpi di Moog Mother 32 in cui si denunciano le fake news. E’ un “Mondo scemo impazzito”, sostenuto dai ritmi dei tanti cari Sleaford Mods, eppure il collettivo non ha messo da parte l’ironia, incarnata nel mostruoso King Kong. Soprattutto non perde occasione di celebrare una Roma effettivamente meno presente ma sempre degna della più cieca delle devozioni (sportive), come racconta “Magno bevo e tifo Roma”: assioma del tifo calcistico incastrata nel Risorgimento italiano.
Mezzo voto in più rispetto ai precedenti capitoli perché:
-chi persevera – soprattutto in Italia – su questo fronte o ci crede davvero o è matto (o il giusto mix di entrambi);
– l’assolo di chitarra sul finire di “Glu Glu Glu”;
– il ritornello di “1984”;
– l’assolo di sax in “Charles Starkweather”, nemmeno “Liberi Liberi” di Vasco Rossi.
14/04/2019