Denzel Curry

Zuu

2019 (PH Recordings) | trap, southern-hip-hop

Carol City, Miami, Florida: 61.233 abitanti secondo il censimento del 2010 e luogo natale di molti rapper, fra i quali ricordiamo Rick Ross (una decina di album all'attivo dal 2006, qui presente in featuring su "Birdz"), Flo Rida (100 milioni di singoli venduti) e il nostro Denzel Rae Don Curry, tanto affezionato alla cittadina da tributarle un intero album. "Zuu", infatti, non è altro che il nomignolo con cui gli abitanti identificano Carol City e anche il nome del quarto capitolo discografico per questo giovanissimo astro dell'hip-hop mondiale, nato nel 1995 e già ben conosciuto grazie a due grandi esempi di southern-hip-hop come "Imperial" ('16) e "Ta13oo" ('18).

Ai margini dell'ondata mondiale dei trapper, ai quali è possibile accomunarlo solo con alcuni dovuti distinguo, Denzel Curry decide di invertire la rotta che lo ha portato nel giro di pochi anni a far scomodare esorbitanti confronti con sua maestà Kendrick Lamar. Il parallelo, onestamente pretestuoso, ha comunque il pregio di fotografare la crescente ambizione del nostro, capace di trasformare la propria idea di musica hip-hop in materiale per opere articolate, persino doppie, che poco hanno da invidiare in ambizione a quelle dei più blasonati autori del decennio, persino dell'altro gigante della disciplina, Kanye West.
Questa volta, però, il tributo al luogo natale si articola in 12 brani per appena 29 minuti totali e, per di più, compaiono anche alcuni interludi da un solo minuto. Una ricerca dell'essenzialità che comunque dà i suoi frutti sotto forma di canzoni veloci, divertenti, smargiasse e insolitamente solari (come "Wish") per la discografia di Curry, da sempre incline al minaccioso e al lugubre. Grazie al variegato, elegante lavoro produttivo del duo australiano Finatik N Zac (FnZ), affiancato da un manipolo di altri colleghi, la scaletta scorre fra bordate di bassi, rime ipnotiche e orecchiabili, collaborazioni che completano i brani senza togliere compattezza al tutto.

C’è da smontarci i subwoofer della macchina (per esempio con "P.A.T."), ancora meglio se opportunamente tamarra, con queste canzoni brevi e aggressive, questo è certo. Ma a differenza di quanto accaduto in passato, non si esplorano nuovi territori musicali e ci si limita a un esercizio di stile, seppur fatto da un fuoriclasse con quotazioni talmente alte da potersi permettere un victory-lap. Troppo poco, dunque, e persino meno dell'ultimo Danny Brown, che almeno propone un lato della sua personalità. Di questo tributo all'hip-hop del Sud, invece, rischia di rimanerci solo la fattura dell'elettrauto, quella da pagare per la riparazione di un abusato impianto audio.

(19/11/2019)



  • Tracklist
  1. Zuu
  2. Ricky
  3. Wish feat. Kiddo Marv
  4. Birdz feat. Rick Ross
  5. Automatic with Tay Keith (producer)
  6. Speedboat
  7. Bushy B Interlude
  8. Yoo
  9. Carolmart feat. Ice Billion Berg
  10. Shake 88 feat. Sam Sneak
  11. Blackland 66.6
  12. P.A.T.feat. PlayThatBoiZay


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