Hatari

Neyslutrans

2020 (Svikamylla) | electro, synthpunk, industrial, avant pop

Gli islandesi Hatari sono saliti alla ribalta lo scorso anno, soprattutto grazie alla loro chiacchierata partecipazione alla finale dell’Eurovision Song Contest 2019, rassegna trasmessa in prima serata anche in Italia in cui si sono classificati al decimo posto. Questo progetto sui generis ha destato parecchia curiosità, non solo per una proposta musicale alquanto ibrida e originale, quanto per un look piuttosto bizzarro di chiara ispirazione cyber-sadomaso, un festival di costumi in latex e di maschere antigas. Con un pezzo ormai cliccatissimo come “Hatrið Mun Sigra” (ovvero Hate Will Prevail, il loro motto), questi strambi e simpatici giovanotti hanno raggiunto una discreta popolarità in ambito alternative, autodefinendosi con una certa spavalderia “un complesso artistico techno BDSM contro il capitalismo”. Insomma, non dite che non vi abbiamo avvisati.

Era dunque logico attendersi, dopo una serie di singoli usciti in digitale e un solo introvabile Ep all’attivo, un album vero e proprio capace di lanciare definitivamente in orbita i nostri. “Neyslutrans” è la risposta, un disco che comunque contiene alcune tracce già edite: i singoli “Klámstrákur” e “Spillingardans”, la già citata “Hatrið Mun Sigra” oppure l’ottima orientaleggiante “Klefi Samed” (interpretata insieme al cantante palestinese Bashar Murad) sono brani semplici ma dannatamente efficaci, l’essenza più sincera di un trio che dietro quell’immagine così artefatta forse ha davvero qualcosa da dire. C’è di tutto qua, dall’electro tagliata da riflessi technoidi all’industrial più becero (le voci ultraeffettate di Matthías Tryggvi Haraldsson), fino a toccare territori synth-punk degni di un B-movie post-atomico. Un mix altamente straniante, come se nella vostra discoteca di fiducia si manifestasse una presenza aliena tanto affascinante quanto indecifrabile.

Per fortuna dietro al microfono c’è anche spazio per le limpide melodie di Klemens Nikulásson Hannigan, il biondo del gruppo: proprio grazie a questa peculiarità l’album scivola sovente nel pop, una soluzione che si integra con disinvoltura nella formula degli Hatari, fautori di un minestrone per molti indigesto che però bisogna saper leggere anche attraverso la lente della provocazione e della sperimentazione.
Tra gli altri brani proposti, convince su tutta la linea il taglio cyberpunk di “Hlauptu”, ma non deludono affatto nemmeno la pompata “14 Ár” o la più introspettiva “Niðurlút”, al contrario di un passaggio decisamente superfluo (per non dire inascoltabile) incarnato dall’improbabile hip-hop di “Helvíti feat. Svarti Laxness”.

“Neyslutrans” è un lavoro da prendere o lasciare, senza mezze misure: noi lo prendiamo (con le pinze), al di là di un gusto mostruosamente pacchiano da bypassare senza porsi troppe domande. Gli Hatari in fin dei conti sono divertenti, pittoreschi e dissacranti, niente di più e niente di meno, anche se per i fan che già li conoscevano questo disco non aggiunge un granché a quanto già ascoltato durante lo scorso anno.

(20/01/2020)

  • Tracklist
  1. Engin Miskunn
  2. Spillingardans
  3. Klámstrákur 
  4. Klefi / Samed 
  5. Þræll 
  6. Hlauptu 
  7. Hatrið Mun Sigra (Xtended) 
  8. Spectavisti Me Mori, Op. 8 
  9. 14 Ár 
  10. Ógleði 
  11. Helvíti 
  12. Nunquam Iterum, Op. 12 
  13. Niðurlút
 








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