Hildur Gudnadottir

Chernobyl (Music From The Original TV Series)

2019 (Deutsche Grammophon) | soundtrack, ambient-drone

Una delle serie-tv più acclamate del 2019 è certamente "Chernobyl", ricostruzione di marca Hbo del tragico disastro nucleare del 1986. Descrivendo l’inferno in Terra, il regista Johan Renck ha usato vari espedienti che accentuano la sensazione claustrofobica e opprimente dei poveri sfortunati che si sono ritrovati, loro malgrado, nelle vicinanze dell’esplosione, costretti a lavorare spesso ignari del reale pericolo a cui andavano incontro (i primi pompieri cercano di spegnere con l'acqua quello che credevano essere un semplice incendio).

Per la colonna sonora è stata scelta la compositrice e violoncellista islandese Hildur Gudnadottir, da anni artefice di collaborazioni di tutto rispetto con Pan Sonic, Ben Frost, Sunn O))) e vari altri. Gudnadottir cerca di entrare totalmente dentro quelle atmosfere, di conseguenza registra tutti i suoni ambientali presenti nell’album in una centrale nucleare dismessa in Lituania, cercando "il suono della radioattività". Il percorso ci porta dritti in un inferno via via sempre più nitido, sulla paura più angosciante della seconda metà del 900: la guerra atomica. Quel mostro capace di togliere la vita pur essendo invisibile, che inonda l’aria di particelle che uccidono le cellule o mutano il Dna in pochi istanti. Come ci si può proteggere da un nemico tanto subdolo se non con la fuga? Agli eroi è invece destinato il sacrificio estremo, barattando la propria vita con quella di milioni di uomini.

Gudnadottir parte dai ritmi cupi di “The Door”, mero loop di synth con brevi percussioni che schiudono le porte delle oscure stanze della centrale nucleare. La musica e le immagini della serie fanno capire quanto poco di umano vi sia in quei corridoi, che non sembrano costruiti da uomini ma da demoni. La centrale non assume le sembianze di un edificio, ma di un mostro messaggero di apocalisse. Il lungo sibilo di “Bridge Of Death” può simulare il rumore delle radiazioni come l’urlo di disperazione del genere umano impotente. “Sentire il suono della radioattività" è proprio l'obiettivo principale come nella minimale “Turbine Hall”, negli orridi anfratti di “Waiting For The Engineer” o nella iper-radioattiva “Corridors” (il synth simula le pulsazioni di un contatore Geiger).

Una piccola parte di “Chernobyl” fa ricorso ai cori russi (“Vichnaya Pamyat”), una sorta di preghiera/requiem per le migliaia di vittime, in particolare quelle accorse immediatamente dopo il disastro e gli eroi che si sono volontariamente sacrificati.
Il percorso nell’incubo termina con la tardiva evacuazione della città (“Evacuation”, il brano più lungo), via di mezzo tra elettronica e cori, dall’intensità che in certi momenti rimanda alla potenza di Irisarri e di Vangelis.

(23/06/2019)



  • Tracklist
  1. The Door
  2. Bridge Of Death
  3. Turbine Hall
  4. Vichnaya Pamyat (Performed By The Homin Lviv Municipal Choir)
  5. Pump Room
  6. Clean Up
  7. Dealing With Destruction
  8. Waiting For The Engineer
  9. Gallery
  10. 12 Hours Before
  11. Corridors
  12. Líður (Chernobyl Version)
  13. Evacuation




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