log(m) & Laraaji

The Onrush Of Eternity

2019 (Invisible) | ambient, cosmic-dub, new-age

In molti ricorderanno il vagamente esotico nome di Laraaji – al secolo Edward Larry Gordon – per il duetto con Brian Eno nel suo “Day Of Radiance”, uno dei lavori della prima ora nel percorso ambientale del guru di Woodbridge, venuto alla luce ormai quarant'anni fa. Con l'eccezione della memorabile collaborazione eniana e di una meno pompata comparsa nei Divination di Bill Laswell verso i primi Novanta, quella di Laraaji è rimasta per lo più una figura lontana dai riflettori e diluita nell'oceano indistinto di uscite new age a cavallo tra gli ultimi due decenni del secolo scorso. Eppure Gordon non è affatto una personalità tra le tante. Una carriera da comico nei teatri di New York si è trasmutata in quella di musicista – iniziata nei circuiti jazz e contraddistinta dall'uso della cetra elettrica – a sua volta marcata da una profonda esperienza spirituale che ha re-indirizzato poi le sue composizioni per buona parte del suo percorso artistico.

Laraaji - nome affibiatogli da una libreria new age newyorkese cui prestava le sue prime composizioni e le cui lettere (sette, ovviamente) in maiuscolo fanno comparire tre triangoli quali “simboli da inviare nel cosmo” - si reinventerà anche maestro di
laughter meditation, una tecnica in cui si buttano le braccia in aria e si ride deliberatamente, in qualche modo gettando in maniera brillante un ponte col suo passato da attore comico.
Il suo pur cospicuo output musicale era lì per lì per finire nel dimenticatoio quando, nell'ansia retromane dei 2010's, anche il suo nome viene rivalutato da una nuova generazione di musicisti e produttori. Nel giro di un cambio di stagione, Laraaji diventa un nome con cui tutti desiderano collaborare, il suo status di maestro viene riconosciuto nella serie FRKWYS (con Blues Control), nuove composizioni raggiungono un pubblico mai tanto vasto grazie all'attenzione di etichette più “in”, mentre svariati materiali d'archivio vengono recuperati o remixati in nuova mise.

The Onrush Of Eternity” è l'ultimo lascito di questa più che ben accetta ondata di revival e il risultato spicca positivamente anche in rispetto alle più notevoli produzioni di Gordon. Realizzato con log(m) – alias di Legion of Green Men, un altro nome non di primissimo pelo che ha giocato sempre prevalentemente dietro le quinte – con materiale registrato e tagliuzzato su un periodo di ben 11 anni, “The Onrush Of Eternity” è un album di ammirevole equilibrismo in cui tutti i convenuti riescono magistralmente a evitare prevedibili manierismi e protagonismi e mettono a punto un flusso vibrante, godibile, emotivo e, soprattutto, incredibilmente fresco.
Salvo parentesi più
freak, vedi l'incipit di “Daisy Fields”, le composizioni di Laraaji e l'elettronica log(m) si intrecciano per lo più in una voce unica, un discorso in cui gli ampi spazi dub disegnati da log(m) vengono riempiti e colorati dalle composizioni di Laraaji, nella dose esatta e senza mai saturarli del tutto.

Il respiro è anch'esso ampio e si rivela in tutta la sua ricchezza ed estasi con lo scorrere della tracklist. Salutato infatti il più godereccio trittico iniziale, “Oregano In Dub Minor” alza la posta in gioco e libera un'aria cosmic-dub degna del più ispirato Pete Namlook, senza perdere quel tocco “quirky” a metà tra Jah Wobble e Mad Professor. Ma è solo l'inizio dei pezzi da novanta. “Sunken Forest” è un intricato passo notturno denso di giravolte synth-minimaliste e melodie proto-gamelan, “Time Zone Conversations” svolge una mestissima elevator music per metropoli globali de-antropizzate, mentre “Deeping Breathly”, come suggerisce il titolo dislessico, indica orizzonti meditativi di rara bellezza. L'album si ritira di qui in poi su toni più vividamente spirituali, in più punti riuscendo quasi a far trapelare quella “musica delle sfere” di cui Laraaji è ossequioso sostenitore.

Galaxea” è l'unico brano propriamente ambientale che soddisferà i nostalgici del featuring eniano, con “Be As You Are” che regala un'esperienza ai confini del religioso, ricordando il miglior Michael O'Shea, “Sundog Suite” è già un mondo parallelo, con pseudo-glockenspiel balzanti su panorami artici (a qualcuno verrà in mente qui "Vespertine" di Björk).
La lunga “Spiral Activator” chiude degnamente l'album, riprendendo qui e là più temi tra quelli proposti in un flusso etereo che sembra procedere dalle interiora – dell'universo o del corpo umano – avviluppandosi verso l'alto e liberando strada facendo
chakra o qualsivoglia snodo energetico fino alla trasparente tranquillità finale.

The Onrush Of Eternity” in un certo senso non poteva essere un disco mediocre, viste le personalità in ballo. Eppure il rischio di toni da opera-nostalgia o da duetto stiracchiato a forza era più che legittimo. Laraaji e log(m) al contrario hanno tirato fuori un album ispirato, vivace e coeso. Tecnico senza essere virtuosistico, leggero ma non superficiale, intenso scongiurando l'iper-seriosità. In un panorama come quello ambient/new age, in particolar modo quando i personaggi coinvolti sono dei veterani, tutte qualità affatto scontate. Anche per questo motivo “The Onrush Of Eternity” merita un'attenzione devota e incondizionata sia da parte degli aficionados del genere che da chiunque abbia le antenne sintonizzate con le vibrazioni sonore del proprio sé.

(27/12/2019)

  • Tracklist
  1. Daisy Fields
  2. Sruthi Dub Resonance
  3. Barefoot
  4. Oregano in Dub Minor
  5. Sunken Forest
  6. Daisy Dub
  7. Time Zone Conversations
  8. Deeping Breathly
  9. Oregano in E Minor
  10. Sruthi Box Resonance
  11. Galaxea
  12. Be As You Are
  13. Sundog Suite
  14. Pear Strings
  15. Spiral Activator
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