Saariselka

The Ground Our Sky

2019 (Temporary Residence) | ambient-electronic-landscapes

Il revival giunge alla soglia dell’ambient music e della new age grazie all’esordio del duo americano Saariselka, ovvero Marielle Jakobsons dei Date Palms (Fender Rhodes, organo, sintetizzatori) e Chuck Johnson (pedal steel).
“The Ground Our Sky” mette in chiaro, già dal titolo, la volontà dei due musicisti di inseguire il fascino ancestrale e magico della natura e delle sue manifestazioni, con particolare attenzione al fenomeno dell’aurora boreale. Marielle e Chuck abbracciano l'epica della tradizione pre-cristiana dei popoli scandinavi e della mitologia germanica rielaborando l’antica leggenda secondo la quale i grandi ghiacciai del nord, dopo aver immagazzinato energia fino ai limiti dell’implosione, hanno dato origine all’aurora boreale.

Con un susseguirsi di algide note e sonorità crepuscolari attigue al post-rock, la musica dei Saariselka scandisce i tempi con movenze sinuose simili a quelle del magma, ammantando il tutto con tastiere tirate a lucido, pedal steel deliziosamente tremule, luccichii cristallini e lussuose armonie. Il risultato è un insolito mix di post-rock alla Sigur Ros, new age in chiave elettronica ed echi country-western che ben si addicono alla prospettiva naturalista del progetto discografico.
I sei capitoli di “The Ground Our Sky” non offrono molte varianti sul tema: il suono è monolitico, ma per fortuna mai ossessivo o ripetitivo. Le cupe note dell’organo che accompagnano le sinuose arie armoniche di “Neochrome” profumano di psichedelia e musica cosmica, mentre il minimalismo solare e desertico di “Into The Wind” si evolve in un estatico mantra, aprendo le porte ai riverberi di organo e pedal steel della evanescente “Subsurface”. Quando la voce fa capolino in “Void” la tensione emotiva cresce senza mai perdere quel tono algido ed etereo che a qualcuno ricorderà le atmosfere di “Twin Peaks”, anche se nella musica di Chuck e Marielle tutto è cristallino, semplice, naturale, ai confini di un meditativo relax (“Afterlight”), ben lontano dalle più perigliose sonorità di Angelo Badalamenti.

Con “The Ground Our Sky”, Marielle Jakobsons prosegue nella sua ricerca di atmosfere metafisiche e rarefatte; il dialogo tra elettronica e pedal steel, pur se non particolarmente innovativo o rivoluzionario, suona tonico e rassicurante.
Troppo poco, forse, per immaginare interessanti evoluzioni future, ma non si può negare che questo nuovo duo della Temporary Residence meriti attenzione e discernimento.

(11/12/2019)



  • Tracklist
  1. Horizons
  2. Into The Wind
  3. Subsurface
  4. Neochrome
  5. Void
  6. Afterlight




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