Spit Mask

You May Feel Some Pressure

2019 (aufnahme + wiedergabe) | electro industrial

Il duo americano trapiantato a Berlino Spit Mask, ovvero Bryan e Rachel Jackson, ha recentemente riportato in auge, anche nell'odierno panorama europeo, certi stilemi che appartengono al Dna della variante d'oltreoceano della corrente electro-industrial. Originari di Houston, Texas, i Nostri presentano già nel 2016 il loro debutto su cassetta Swallow per la Clan Destine Records, carico già di quegli elementi che caratterizzano profondamente i loro sound, estetica ed ethos: immagini e testi che vengono dal mondo del Bdsm, voce sia femminile che maschile pesantemente distorta, gridata e corrosiva, e suoni ossessivi dove dominano i synth aspri e le bass-line incalzanti.

A tre anni di distanza il progetto torna per la tedesca aufnahme+wiedergabe, etichetta di punta della scena techno/Ebm berlinese, con l'album a nove tracce sardonicamente intitolato "You May Feel Some Pressure". Chi si aspetta una deriva magari più dance e lineare, complice la loro nuova collocazione geografica con la vicinanza al cuore del mondo techno odierno, dovrà rivedere le sue previsioni; ci troviamo infatti difronte a un lavoro assolutamente ancora più feroce, malevolo, disorientante e pieno di disprezzo, un vortice sonoro dove strutture spezzate, vocals harsh, elementi vicini all'Industrial metal assaltano l'ascoltatore senza possibilità di replica. 

Gli ascoltatori del genere più attempati, o semplicemente con una discreta conoscenza della sua storia, penseranno durante l'ascolto ai giorni della Wax Trax, i Ministry di "Twitch" e "The Land Of Rape And Honey", i Chemlab, gli Electric Hellfire Club e, in generale, a quella stagione tra fine anni 80 e primi anni 90 che ha infiammato l'animo dell'alternative statunitense. Riferimenti tutti più che opportuni, ma che non esauriscono e non limitano la natura del duo: c'è una certa paranoia che permea l'arte dei Spit Mask, così come una componente death-disco/punk che chiama in causa gli esperimenti di Skinny Puppy e Portion Control mischiandoli con tratti acidi e lisergici.

"Gender Assassin" chiarisce subito le cose, offrendo suoni da dungeon, punitivi e pressanti, così come loop sghembi e volutamente sgraziati, basi per le grida predatorie di Rachel. Questa ricerca dell'imperfezione, l'andamento meccanico, ma allo stesso tempo interrotto, uniti a una rabbia che sa di confessione, danno quel quid che rende il progetto qualcosa in più rispetto all'ennesima uscita del mondo neo-electro-industrial/Ebm a tinte nostalgiche. 
"Tighten Up" alza la posta in gioco con riff di chitarra che accompagnano synth inquietanti in sottofondoe ruggiti imperanti delineati da una drum machineassassina, mentre "Iron Clad Alibi" riprende una serie di elementi noise vicini al power electronics, unendoli con poco sforzo a una minimal wave aliena, espressione di un mondo allucinante e allucinato. I paesaggi sonori dei Nostri sono tanto arrugginiti quanto trascinanti, in una fusione tra dolore e piacere che opera su più livelli.  

A dire il vero, una descrizione traccia per traccia può essere fuorviante, facendo cadere in due possibili, e opposti, errori: credere di trovarsi davanti a un continuo muro di suono sempre uguale a se stesso e snervante, oppure davanti a una serie di tracce che vanno a pescare da un armamentario di ascolti e influenze a casaccio, mantenendo una produzione lo-fi per unificare il tutto. L'ascoltatore attento, infatti, capirà come il duo sia riuscito a creare un proprio suono che rimanda immediatamente a testi e immagini, senza però dimenticare l'importanza di creare pezzi godibili singolarmente e con la loro identità; il risultato è probabilmente l'uscita più viscerale, ammaliante, priva di compromessi dell'electro-industrial targato 2019.

(27/09/2019)



  • Tracklist
  1. Gender Assassin
  2. In A House Made Of Wires
  3. Throated
  4. Tighten Up
  5. Force Fed
  6. Iron Clad Alibi
  7. Puppy
  8. Slums Of Hell
  9. Skin On Skin
 
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