Quanta poesia, quanta malinconia, quanta bellezza. Dieci nuove tracce dei Tindersticks, noir, cinematiche, notturne, meravigliosamente penetranti, esattamente come da tempo ci hanno abituati. Il piatto forte di “No Treasure But Hope” è “Trees Fall”, una di quelle composizioni che non può lasciare indifferenti, con quel sapore di antico, quegli archi, e le melodie che prendono il sopravvento lentamente, in un crescendo che non rimuove, bensì alimenta, il retrogusto dolceamaro.
Stewart A. Staples ci ha messo tre anni per dare un seguito alla perfezione di “The Waiting Room”, uno dei migliori passi della sua lunga discografia. Nel frattempo ha intrapreso un paio di progetti in solitaria, per poi, quando si è ritrovato con le canzoni giuste, ritornare in formato full band. Il suono, ma anche i movimenti vocali, guardano sempre a Nick Cave e ai Lambchop, ma oggi tutto è inconfondibilmente Tindersticks. Un immaginario crepuscolare nel quale la tristezza si può raccogliere a piene mani, fra spazi aperti e colonne sonore per film immaginari.
“No Treasure But Hope” si pone in linea con l’estetica consolidata del gruppo. Nonostante sia stato scritto quasi interamente sull’isola greca di Itaca (dove Staples ha posto dimora da qualche tempo), il sole e il mare ellenici non hanno scalfito la poetica esistenzialista, il malessere interiore. Tesori e speranze si concretizzano fra le aspirazioni soul di “Pinky In The Daylight”, le morbidezze al piano di “Carousel”, le preziose rotondità di “Take Care In Your Dreams” e “Tough Love”.
Quanta bellezza, quanta poesia. Da restarci stecchiti…
25/11/2019
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