Lambchop

This (Is What I Wanted To Tell You)

2019 (Merge) | urban country, space soul

Quanto è importante per un artista scolpire uno stile inconfondibile, e quanto invece essere disposto a metterlo sempre in discussione? E ancora, in che misura la capacità di confrontarsi con le tendenze del presente si esaurisce nell'acritico contagio, e in quale invece in una consapevole ricerca? Cosa è da premiare maggiormente, la coerenza con se stessi o l'apertura verso lidi inesplorati? Sono alcuni degli interrogativi, invero piuttosto capitali e di largo respiro, che mi solleticano ascoltando "The Dicember-ish You", prima fetta della tredicesima crostata dal forno wagneriano.

Sulle prime sono perplesso, per usare un eufemismo. I Blue Nile con un featuring di James Blake prodotti da Childish Gambino: questa la mostruosa immagine che, vai a capire perché, mi si materializza in testa. Eppure non dovrei rimanere così esterrefatto: "FLOTUS", che considero senza possibilità di smentita uno dei dischi più belli e importanti degli ultimi anni, ci aveva già spiazzati, trasformando la voce di Kurt in un vellutato rantolo robotico e trapiantando elementi kraut, elettronici e addirittura rap nel sontuoso alt-country cameristico che è ormai loro marchio di fabbrica. Forse è proprio quello il punto: lì si è trattato di una contaminazione, di un innesto inconsueto su un terreno familiare, di un incontro (quasi) alla pari tra duellanti che si rispettano a vicenda.
Qui il discorso è diverso: è saltato il tavolo, i suoni sono pop al 100%, e tutto sembra occhieggiare a quello svenevole soul digitale ormai nelle orecchie di tutti. Anche volendo dare atto ai Lambchop di essersi trastullati con la musica nera ben prima della dogmatizzazione generalizzata (ve lo ricordate "Nixon"?), rimango contrariato, e fatico a scacciare dalla testa un pensiero che mai avrei creduto si potesse affacciare: anche loro si sono arresi al mercato, accodandosi mestamente alla marcia funebre. Possibile? Tutto è possibile, ma quando hai a che fare con artisti tanto maiuscoli devi sempre porti più di una domanda, sapendoli in media più svegli e colti del loro pubblico di riferimento: "Uno sguardo intelligente guarda sempre con intelligenza", ci ammoniva Giuseppe De Santis. Tutti possono fallire, ma una mente educata difficilmente fallirà senza essersi perlomeno posta il problema di cosa stia combinando. Anche perché, per quanto non voglia ammetterlo, la verità è che il pezzo mi piace, e se sto continuando a scivolare sopra quella lap steel lunare non è solo perché voglio essere sicuro di averlo "capito"…

Ho dovuto ascoltarlo davvero tante volte, questo "This (Is What I Wanted To Tell You)", per venirne a capo: la conclusione a cui sono giunto è che, ancora una volta, abbiano ragione i Lambchop. Se all'inizio sono stato tentato di accostare la loro ad analoghe operazioni di blackizzazione sperimentale (penso, ad esempio, agli ultimi lavori di Dirty Projectors o Bon Iver, da cui tra l'altro espiantano il determinante batterista/produttore Matthew McCaughan), mi sono presto reso conto che il procedimento è diametralmente inverso: Wagner e i suoi non hanno ceduto l'anima alle mode per svecchiare il guardaroba, ma l'hanno semmai piegate alle loro esigenze per testarne le reali possibilità innovative. A provarlo bastino le strutture di questi otto, lunghi brani per pianoforte sottomarino e orchestra galattica: molli, lasche, imprevedibili, un acquitrinoso free-synth-soul che trova un irreale punto di equilibrio tra i primi e i secondi Talk Talk. E' come se, forzando i limiti di una musica per sua natura algida e circuitesca, la si liberasse dalle proprie autoinflitte pastoie, al contempo assimilandola nel proprio ormai stravolto vocabolario.

E' interessante, da questo punto di vista, anche la scelta della scaletta, disposta in modo da asciugare mano a mano la frittura: si parte carichi di bagagli nel pienone di "The New Isn't So You Anymore" (con un'armonica che fa tanto Stevie Wonder e anche un po' "Karma Chameleon", anche se a suonarla è nulla meno che il titano country Charlie McCoy) per poi smarrirli via via per strada e ritrovarsi in compagnia di una spoglia chitarra acustica (e senza un'ombra di vocoder!) nella conclusiva "Flower", non prima di una title track per tromba Davis-iana, grandine di glitch, battito trip-hop e coda stile ultimo Scott Walker. Proprio le batterie ci forniscono un'ulteriore chiave interpretativa: a ispirarle c'è la pulsazione disarticolata di Kendrick Lamar, ma pure le bacchette intrecciate di Rashied Ali. Anche quando il retroterra rappeggiante si fa più inequivocabile (i sample ipnotici di "Everything For You") il risultato è magnifico, per nulla calligrafico e di una malinconia da spezzare le ginocchia.

E' il loro lavoro più urbano, ma ispirato a qualche immaginaria metropoli orbitante sull'anello di Saturno. "FLOTUS" sta al romanzo postmoderno quanto "This (Is What I Wanted To Tell You)" a un blog di poesia su un server che sta per colare a picco. Rispetto incondizionato per chi si assume dei rischi, a costo di mettersi contro i propri migliori amici. Mai sottovalutare degli artisti tremendamente consci dei propri mezzi. Grazie, Kurt, per avermi ricordato che le grandi band non si vendono mai.

(25/03/2019)



  • Tracklist
  1. The New Isn't So You Anymore
  2. Crosswords, Or What This Says About You
  3. Everything For You
  4. The Lasting Last Of You
  5. The Air Is Heavy and I Should Be Listening To You
  6. The December-ish You
  7. This Is What I Wanted To Tell You
  8. Flower




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