Andrea Laudante

Banat Banat Ban Jai

2020 (KrysaliSound) | ambient

Pianismo e ricerca di musica concreta sono due elementi non semplici da inserire in un unico contesto. Il giovane pianista Andrea Laudante muove i suoi primi passi discografici con l’album d’esordio edito dall’etichetta Krysali Sound, “Banat Banat Ban Jai”, tentando questa strada impervia che - se percorsa fino in fondo - potrebbe regalare notevoli soddisfazioni.

Convivono elementi della musique concrète francese, del pianismo preparato di John Cage, accoppiato al minimalismo ante litteram dello stesso autore, una certa fascinazione per sonorità vagamente orientali che si uniscono a sonorità sintetiche. A questo si aggiunge una sapiente collocazione di registrazioni ambientali che contribuiscono alla descrizione di vari paesaggi che ci accompagnano in un ipotetico viaggio dove il soggetto principale è la sottrazione, punto di partenza da cui passo dopo passo si può giungere all’obiettivo di consegnare l'ascoltatore alla propria vera essenza, cioè ritrovare se stessi al cospetto della musica, grazie alla musica (in questo caso strumento insostituibile per la meditazione).

Pianismo puramente cageano a tratti, come in “In A Scapeland”, probabilmente una citazione del pionieristico capolavoro del compositore americano, concretismo integralista in purissimo stile Pierre Schaeffer (“Maheshwara”), field recordings bucolici (“Shinrin Yoku”) che sfociano in pianismi romantici che sfociano in una versione minimale della modern classical (“Pratah Smarami”). I momenti più alti si raggiungono nel primo brano “Southern Lights”, perla di equilibrio quasi sublime tra piano, elettronica e rumori di sottofondo. A questo fa da contraltare “From Benares To Yerevan”, momento di misticismo orientale che cela meditazione e inquietudine, con ricordi dei Popol Vuh e sax dilatati al limite dell’ambient, come una versione semplificata del capolavoro di Harold Budd, “Pavilion Of Dreams”.
Chiude "Somewhere Above This Shining Orange", altro momento di equilibrio tra un piano maliconico ridotto alla sua essenza/assenza che si fa da parte dando spazio, prima a sottofondi elettroacustici, infine a synth sempre più vivi e imperiosi.

(10/02/2020)



  • Tracklist
  1. Southern Lights
  2. So Many Rhodes
  3. Between Us
  4. In A Scapeland
  5. Maheshwara
  6. Yugen
  7. Shinrin Yoku
  8. Pratah Smarami
  9. From Benares To Yerevan
  10. Somewhere Above This Shining Orange
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