Arca

KicK i

2020 (XL) | art pop, deconstructed club

Matrona mutante e indignata cantautrice in lingua ispanica di un mondo, in fin dei conti, ancora incapace di comprenderla appieno: qualunque sia la veste da indossare, Arca ha puntualmente stupito tutto e tutti, financo i più accaniti detrattori; le sue piroette hanno definito, senza troppi patemi, mondi ancora possibili di un'elettronica talvolta ripiegata su stessa, e da rianimare, possibilmente, con teatralità postmoderna.
Ebbene, questo suo singolare equilibrio tra il legno del palcoscenico e la ruggine del club è ancora il suo punto di forza. Soprattutto quando riemerge il volto della produttrice sperimentale - con tanto di foto in copertina che la ritrae distesa sul cruscotto di una Delorean figurata, quasi a voler rappresentare una Dea iperconnessa del futuro - e riappare a chiare lettere quel disagio insondabile, dislocato al centro di quella che resta, a prescindere dai momenti, una ricerca artistica dannatamente singolare.

Premessa: "KicK i" si presenta, dunque, come un disco tutt'altro che pop, a differenza di quanto vorrebbero farci credere in sede di presentazione. Non è l'album della svolta piaciona di Arca, e lo dimostrano i "paletti" conficcati qui e là in un lavoro zeppo di ospiti grossissimi: Bjork, Rosalìa, SOPHIE e Shygirl. Quest'ultima - all'anagrafe Blaine Muise - agita la centrale "Watch" con boati industriali formato rave. Un piccolo miracolo che rimanda al battito d'ali di una farfalla inferocita. Accade praticamente lo stesso anche ne "La Chiqui", in collaborazione con l'amica SOPHIE: tre minuti scarsi di compressioni, impennate, brutali stop&go e fughe supersoniche verso l'agognato iperuranio.

Inquietudini, follie, calamità sonore che cozzano con improvvisi momenti di quiete, vedi l'eterea "Time", o meglio lo smacco da servire con "garbo" ai propri fantasmi. Stessa direzione intrapresa, ma con enfasi decisamente più kitsch, nella traccia a quattro mani con "prezzemolino" Rosalìa, "KLK": Arca deframmenta partiture e scosse gitane, lanciando il flamenco pop della cantante spagnola su satelliti ovviamente disabitati.
Tuttavia, i duetti in cui la venezuelana è allo stesso tempo compositrice, coreografa e teatrante coinvolgono tutte ma non Bjork. La tendenza al monopolio si polverizza dinanzi alla presenza ingombrante del folletto islandese in "Afterwards", traccia in cui riecheggiano gli umori fatati (e fatali) di "Post", e le atmosfere desolanti messe in piedi dalla Ghersi nel recente passato.
Le parole sono spesso cariche di iperbole e veri e propri proclami. Insomma, non mancano agitate manifestazioni del proprio io, come quelle dell'introduttiva "Nonbinary":
I do what I wanna do when I wanna do it
Bitch, I got the bags to prove it
Hips to move it around and make shapes, yes
Trim the waste off and the waist down, girl, it's lift off
It's French tips wrapped 'round a dick
Do you want a taste?
I don't give a fuck what you think
You don't know me
You might owe me
But, bitch, you'll never know me

Il reggaeton ultra-cibernetico di "Mequetrefe" sembra poi uscito da un incontro finito bene tra Diplo e Jlin, prima di ripiombare a pie' pari nella tormentata arte di una producer avanguardistica mutata in cantante impegnata tre anni or sono.
La donna innamorata prende così il sopravvento. C'è da riscoprirsi belle e lasciarsi sedurre:
No queda nada en mí que no sea bello, cerca de ti
No queda nada en mí que no has tocado tú
No queda nada que no sea tuyo

"No Queda Nada" è, in definitiva, l'ultima botta di calore (e di vita) di un disco complessivamente "agitato". Dodici "tavole" in cui Arca si contorce tra l'estasi e la furia, la pace e la guerra, incalzando ancora una volta l'ascoltatore con classe "da vendere".

(27/06/2020)

  • Tracklist
  1. Nonbinary
  2. Time
  3. Mequetrefe
  4. Riquiqui
  5. Calor
  6. Afterwards ft. Björk
  7. Watch ft. Shygirl
  8. KLK ft. Rosalía
  9. Rip The Slit
  10. La Chíqui ft. SOPHIE
  11. Machote
  12. No Queda Nada


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