┴rstÝ­ir LÝfsins

Saga ┴ Tveim Tungum II: Eigi Fjǫll NÚ Fir­ir

2020 (Vßn) | black metal, folk metal, viking metal

L’Islanda è prodiga di band black metal, una scena sempre più attuale e in fermento. Tra i nuovi nomi emersi in questi anni, gli Árstíðir lífsins occupano però un posto particolare. Il trio in realtà vede la partecipazione due artisti di origine tedesca, Stefán Drechsler (Kerbenok) e Marcel Dreckmann (Wöljager), e di un solo islandese, Árni Bergur Zoëga (Carpe Noctem), ma, al di là della provenienza geografica, il loro interesse per la terra del giaccio e del fuoco appare subito evidente anche in relazione all’utilizzo della lingua islandese, sia nella sua versione moderna che in quella antica. Il nome stesso del gruppo è in islandese, traducibile come “Le stagioni della vita”. Del resto, Drechsler ha un curriculum accademico in studi islandesi medievali e letteratura nordica.
Gli Árstíðir Lífsins appaiono sin da un primo ascolto molto diversi rispetto ai classici gruppi viking o folk metal, e non soltanto per la loro evidente matrice black. Il loro lavoro sulle fonti storiche e letterarie è straordinariamente accurato. I loro testi sono basati su ricerche molto complesse, relative all'era vichinga e alla sua mitologia. Al tutto si aggiunge un tocco sperimentale che avvicina la band a certe sonorità “rituali” alla Wardruna.

“Saga Á Tveim Tungum II: Eigi Fjǫll Né Firðir” è il titolo del loro nuovo album, uscito poco tempo fa sulla label tedesca Ván. Si tratta delle seconda parte di una saga iniziata nel 2019 con “Saga Á Tveim Tungum I: Vápn Ok Viðr”. I due album si focalizzano sulla storia del re norvegese Óláfr Haraldsson (995-1030) che, dopo essersi convertito al Cristianesimo, fu responsabile anche della conquista e dell’evangelizzazione forzata delle terre del Nord.
Il lavoro si apre con “Ek Býð Þik Velkominn”, un lungo brano (neo)folk accompagnato da un greve recitato che si adagia sulle note di un violino prima di sfumare nel cupo e spettrale ambient di “Bróðir, Var Þat Þín Hǫnd”. Segue una doppietta di pura furia black metal, che macina riff alla Dissection e gelide atmosfere nordiche.
In episodi come “Er hin gullna stjarna skýjar slóðar rennr rauð” e “Er Hin Gullna Stjarna Skýjar Slóðar Rennr Rauð” il trio riesce a creare una tensione apocalittica ed emotivamente devastante, tra cori e passaggi melodici in sottofondo che emergono in mezzo a grida lancinanti e chitarre taglienti. Il tutto è condito da una furia che ricorda gli islandesi Svartidauði, una carica di lupi affamati che si getta sulla preda.

Nel lungo incedere di un album che dura più di due ore e mezza, trovano posto anche il rituale norreno di “Um Nóttu, Mér Dreymir Þursa Þjóðar Sjǫt Brennandi”. In questi passaggi più ambient e sperimentali emerge la vicinanza dei Nostri con gli artisti della nuova onda nordica come, ad esempio, Heilung e Forndom.
Il finale, affidato ai quasi diciotto minuti di “Ek Sá Halr At Hóars Veðri Hǫsvan Serk Hrísgrísnis Bar,” ricorda un po’ gli Enslaved dei tempi d’oro di “Frost”. È un perfetto bilanciamento tra epica vichinga e impietosa furia black metal, il tutto stemperato dalle melodie di un melanconico folk che si erge su rovine ancora fumanti.

Siamo di fronte all’album migliore mai realizzato dagli Árstíðir lífsins, interamente cantato in islandese antico (come il precedente) e basato sulla poesia skaldica e, in parte, eddica. È un lavoro che per essere apprezzato appieno forse ha bisogno delle note e delle traduzioni in inglese a corredo delle versioni fisiche in cd o in doppio vinile, entrambe impreziosite da un ottimo artwork. Massacri, crudeltà e pathos si fondono in un racconto in musica sulla storia di un perfido re che tradì le sue genti. In seguito, fu persino fatto “santo” dalla chiesa cattolica. In ogni caso, Óláfr Haraldsson non riuscì a estirpare sin in fondo lo spirito libero dell’Islanda e della Scandinavia che ancora oggi brucia di fuoco norreno e orgoglio pagano. Gli Árstíðir Lífsins sono qui per ricordarcelo.

(21/09/2020)



  • Tracklist
  1. Ek Býð Þik Velkominn
  2. Bróðir, Var Þat Þín Hǫnd
  3. Sem Járnklær Nætr Dragask Nærri
  4. Gamalt Iíki Faðmar Þá Grænu Ok Svǫrtu Hringi Lífs Ok Aldrslita
  5. Um Nætr Reika Skepnr 
  6. Heiftum Skal Mána Kveðja
  7. Er Hin Gullna Stjarna Skýjar Slóðar Rennr Rauð
  8. Um Nóttu, Mér Dreymir Þursa Þjóðar Sjǫt Brennandi
  9. Ek Sá Halr At Hóars Veðri Hǫsvan Serk Hrísgrísnis Bar


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