Black Foxxes

Black Foxxes

2020 (Search And Destroy / Spinefarm) | alternative rock, indie-rock

A volte ci vuole un po’ più del previsto per far quadrare le cose, per raggiungere un risultato che ci convinca e soddisfi. Delle volte è necessario cambiare rotta in corso d’opera, fare degli aggiustamenti. Compiere delle deviazioni anche significative.
È stato questo il caso di Mark Holley che, nonostante nei primi due dischi dei Black Foxxes qualcosa di interessante (già più che sufficiente a farci rizzare le antenne) ce lo avesse fatto già sentire, al terzo disco ha cambiato quasi tutto. Anzitutto ha rivoluzionato la line-up della band, affidando una sezione ritmica nuova di zecca al batterista Finnan McLean e al bassista e amico di vecchia data Jack Henley. Nei successivi diciotto mesi, insieme ai nuovi compagni di viaggio e al fidato produttore Ade Bushby (già al lavoro sui dischi precedenti), il giovane cantautore e chitarrista del Devon si è soffermato sulla creazione di un suono compatto e coerente, che fosse insieme personale ma plastico nell’assorbire le numerose istanze targate 90’s che compongono il suo sfaccettato gusto.

Così la rinnovata band ha dato vita a un’opera terza finalmente meritevole di portare come titolo il nome del progetto, compatta e coesa nell’insieme, i cui brani si evolvono però seguendo tracciati differenti e inglobando ispirazioni di diverse provenienze. A predominare sono torridi chitarroni anni 90 ed emozioni ora striscianti ora urlate, ma i dettagli e le inclinazioni di ciascun brano sorprendono per ricchezza e padronanza di esecuzione. Rispetto ai due precedenti dischi, che potremmo definire se non più luminosi più tranquilli, a regnare in “Black Foxxes” è un oscuro senso di irrequietezza, un’aria viziata dai sentimenti lasciati ribollire, sudare e soltanto infine esplodere.
E’ proprio quello che succede quando l’opener “I Am” dopo la prima strofa rovescia una robusta scarica di chitarre taglienti. Sono più organizzati ma altrettanto sconquassanti gli otto minuti e mezzo di “Badlands”, praticamente una full immersion catartica tra chitarre alternative rock di stampo Smashing Pumpkins che si spingono fino a un passo dal metal.

Nella bollente ballad “Drug Holiday”, cantata da Holley come un novello Jeff Buckley, troviamo prima un riff di chitarra elettrica gracchiante che scivola come una goccia di sudore lungo una schiena, poi soavi echi dei Radiohead. Sentori della band di Oxford fanno ritorno anche nella delicata “Panic”, sotto forma di arpeggi che si allungano nell’estasi cibernetica al centro della canzone. Il tono metallico e l’atteggiamento dark-glam di “My Skin Is” ricordano invece vagamente l’alternative rock pompato e le paillettes dei Placebo.
La chitarra appena sfiorata, la batteria picchiata svogliatamente sul rullante e i mugolii lontani fanno dell’altra ballad del disco, “Swim”, un capolavoro di sospensione, un coinvolgente invito a ignorare il tempo che passa, a lasciarsi intrappolare da una gioventù eterna, nuotando all’infinito, finché l’acqua si trasforma in colla.

“Black Foxxes” trova nell’energica “Jungle Skies” il suo episodio più radiofonico per poi passare, attraverso la chiosa noise della succitata “Panic”, a un lungo finale dominato da fiati che aprono varchi spaziali.
L’amore dei Black Foxxes per gli anni 90 è un sentimento bruciante e incontrollabile, come quelli che animano i suoi testi suadenti e seducenti. Ma nonostante la tempesta ormonale, la band ha conservato pieno controllo delle proprie facoltà, mai smarrendosi nel rischio del mero revival o in idee prevedibili, osando invece spesso verso svolte e sperimentali e imprendibili.

(11/11/2020)

  • Tracklist
  1. I Am
  2. Badlands
  3. Drug Holiday
  4. My Skin Is
  5. Panic
  6. Swim
  7. Jungle Skies
  8. Pacific
  9. The Diving Bell


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