BRIAN CAMPEAU - Ambience Driver – B-sides, Demos And The Neglected

2020 (Art as catharsis)
alt-folk, pop
E coloro che furono visti danzare furono giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica.
(Friedrich Nietzsche)
Non credo nei miracoli, quindi non chiederò attenzione per la quinta creatura discografica di Brian Campeau, eclettico e dotato chitarrista australiano giunto alla soglia di una ventennale carriera dai toni malinconici e alienanti, anche in virtù della natura dei brani, ovvero inediti o demo, che non hanno trovato spazio sui dischi ufficiali.
Da perfetto ed eterno loser, nonché musicista geniale e fuori dal coro, l’australiano ha esternato pubblicamente la propria insoddisfazione per il materiale assemblato in questa raccolta di false B-side e veri inediti. I dischi di Campeau sono sempre stati caratterizzati da una logica strutturale che in “Ambience Driver – B-sides, Demos And The Neglected” è volutamente assente: le tredici canzoni sono atti d’amore spuri, che rischiavano di restare sepolti in buona compagnia dei tanti inediti ancora conservati nel cassetto dall’autore. Per un musicista abituato a depistare l’ascoltatore, alternando futili motivi a nobili intuizioni armoniche, questa raccolta senza forma, rischia di trasformarsi nell’esternazione più convincente e avvincente della propria carriera.

La sequenza inaugurata dal primo singolo “Swipe Left” e il nuovo videoclip “Fail Proof” vale da sola il prezzo del biglietto di questo funambolico viaggio, tra dissonanze pop che fanno impallidire i Radiohead di “The Bends”, ovvero l’appena citata festa di loop e ritmi sbilenchi intitolata “Swipe Left”, al quale fa seguito un delicato fingerpicking dai suoni cristallini che incrocia Syd Barrett e Nick Drake con struggente dolenza (“Siiiick”), e infine una scarica di adrenalina dai connotati hard rock e progressive, perfetta per un’incursione nelle classifiche di vendita di tutto il mondo (“Fail Proof”).
Se ciò non basta a incuriosire i sfortunati ascoltatori all’oscuro di tanta delicata follia, vi annuncio che “Benny’s Song” è un cazzeggio fingerpicking con voce simulata a mo’ di stoner-rock, “Melodie” è un raga folk virtuale a elevato tasso alcolico, “Garden Song” è la versione grezza, ma molto più bella, di un brano già apparso in “Don’t Overthink It, Overthink, Overthinking”, mentre “Risk” è una bossa nova alla Arto Lindsay.

“Ambience Driver – B-sides, Demos And The Neglected” è dunque un altro viaggio tra schizofrenia, allegoria e depressione, un diario dove spuntano canzoni semplici e toccanti che non sanno che farsene della malinconia, avendo già superato l’orlo del precipizio (“In Agony”), strane sinergie di accordi e note dal minimalismo ossessivo e cupo (“Oh Two”), traslazioni vocali metafisiche (“Down And Up”), strazianti poesie industrial (“Ok Alright”), irriverenze weird-folk (“Must Meditate”) e perfino una lasciva melodia pop d’antan alla Barry Manilow (“Tried My Best”).

Con tredici scarti, Brian Campeau ha messo in piedi l’ennesimo circo delle meraviglie, ora chiedetevi di cosa può essere capace quando fa sul serio e capirete perché è stato coniato il temine genio.

19/07/2020

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