Chassol

Ludi

2020 (Tricatel) | jazz-prog, modern classical, canterbury, ultrascore

Non avete mai sentito musica come quella di Christophe Chassol. A meno che già la conosciate, s’intende. Il suo jazz-prog solare e sonnacchioso, brulicante di campionamenti e voltafaccia, non è semplicemente la controparte più studiata di Thundercat o la rivisitazione al pc della leggerezza sorniona del Canterbury sound: è l’espressione di una personalità fuori da tutti gli schemi, capace di creare attraverso la musica e non solo territori artistici che prima non esistevano — e probabilmente non esisteranno neppure dopo.
Francese di genitori martinicani, dotato di orecchio assoluto, entra all’età di quattro anni al conservatorio dove studia per sedici anni, perfezionandosi poi al Berklee College of Music di Boston grazie a una borsa di studio. Da allora, si occupa di composizione, arrangiamento e conduzione per il cinema, la tv e numerose star musicali internazionali (da Frank Ocean ai Phœnix a Sébastien Tellier).

Dentro l'ultrascore

È però nei progetti solistici che esprime appieno la sua personalità artistica sui generis. “Artistica” è l’unico termine applicabile, perché nella sua ricerca immagini, musica e altri aspetti sonori non sono interamente scindibili. La sua carriera nel mondo musicale resta per lungo tempo legata all'"artigianato" (questa la sua definizione) e strettamente votata al servizio per la committenza; nel 2012, tuttavia, trova il modo per pubblicare uno dei suoi esperimenti audio-video (“Nola Chérie”, contenuto nel suo debutto “X-Pianos” del 2012), e da allora ha modo di coltivare pubblicamente anche il suo interesse per gli ultrascores - termine creato dal musicista stesso per indicare partiture che non si limitano a fare da sottofondo emotivo alle immagini, ma accompagnano le sequenze ricalcandone musicalmente ogni elemento acustico o visuale. I filmati rielaborati da Chassol sono il più delle volte field recordings che immortalano le circostanze più disparate, e che sono sfruttati poi come seed per dar vita a composizioni sempre proteiformi e sorprendenti. (Breve campionario tratto dalla splendida pagina YouTube dell’artista: un giro in ottovolante, un comizio di Obama, una parata, la Marsigliese interpretata da una scolaresca molto stonata, un viaggio musicale in India, il canto di diverse specie di uccelli…)

Una formula davvero originale, dunque, approfondita negli ultimi anni in una serie di video/documentari distribuiti dall’etichetta parigina Tricatel e capace di generare un discreto cult following, nonché di suscitare l’attenzione dei media e delle rassegne culturali nazionali ed europee, che portano alla realizzazione di diversi eventi anche in Italia e sfociano, dal 2017, nella conduzione di un breve spazio musicale settimanale sull’emittente radiofonica France Musique.

Il suo lavoro più recente, “Ludi”, prende spunto da registrazioni condotte a Tokyo e Parigi per esplorare l’universo del gioco nelle sue svariate declinazioni. Prendendo spunto dal giocoso misticismo del capolavoro di Herman Hesse “Il giuoco delle perle di vetro” (1943), Chassol si approccia al tema con spirito al tempo stesso leggero e affascinato, cogliendo del romanzo e del gioco in sé tanto l’elemento creativo quanto quello formale, sia l’umore ludico che il versante trascendentale di ogni attività creativa retta da regole.
Jazz-rock, elettronica e modern classical, i mondi musicali più vicini alla sensibilità del compositore, sono la chiave che consente a Chassol di dar forma alla sua chimera espressiva. Con una tavolozza stilistica che si colloca da qualche parte tra Canterbury e Moondog, tra Satie, Zappa e Four Tet, i brani che compongono il disco formano un flusso gioioso e policromo, in cui l’innegabile complessità, sia armonica che esecutiva, è un ingrediente necessario della naturalezza con cui scorrono suoni, immagini e atmosfere.
L’inventario timbrico è ricco e include la batteria di Mathieu Edouard, che enfatizza il dinamismo ritmico già presente negli spunti sonori utilizzati, il flauto di Jocelyn Mienniel e il basso elettrico, suonato da Christophe Chassol stesso. Protagoniste del suono, tuttavia, sono primariamente le tastiere e in special modo l’abbinamento Fender Rhodes/sintetizzatore, che Chassol utilizza per “doppiare” frasi, canti, rumori presenti nel video in un processo da lui stesso battezzato “melodizzazione”. Autentico pilastro dello stile creativo del musicista, la melodizzazione è un tecnica sviluppata a partire da esperimenti dei compositori Steve Reich ed Hermeto Pascoal (ripresi poi da Scott Johnson, Charles Spearin, Gerry Diver), che Chassol trasforma però da bizzarria avanguardistica a strumento creativo da cui far scaturire un cosmo di espressioni differenti. La prima tappa della melodizzazione è l’individuazione o invenzione di elementi ritmici, armonici, melodici insiti nella traccia audio registrata. Facendo poi perno su di questo scheletro tematico, ed espandendone le intuizioni, Chassol costruisce frasi vere e proprie che poi abbina ai found sounds nel loro naturale svolgersi, dando così vita alle composizioni.

Il gioco dei giochi

È peculiare, il clima evocato dalle trenta e passa tracce (alcune davvero brevissime) che formano “Ludi”. Da un lato lo spirito è caleidoscopico, luminoso, affabile. Battiti di mani, conversazioni gioiose, voci di bimbi fanno il paio con timbri tastieristici sempre caldi e brillanti, o perfino ilari se si prende a riferimento quello che pare essere il registro di synth preferito da Chassol, una sorta di fischio gommoso e vellutato che suona perfetto per “fare il verso” al parlato che guida diverse tracce. Complementarmente, il disco è anche pervaso da un mood sommamente ozioso, contemplativo, perfino stagnante. Vengono alla mente maestri della malinconia più ariosa e stralunata, come i connazionali ZNR, il tedesco Le Millipede, il britannico Cosmo Sheldrake, i passaggi più acquatici dei nostrani Picchio Dal Pozzo.

I riferimenti più icastici, tuttavia, sono quelli letterari. È forse scontato che sia una citazione di Hesse a fare da “seme” alla prima traccia lunga del disco, “Les règles”, ma riportarla apre la via a una sequela di chiavi di lettura efficaci. In traduzione: “Queste regole, il linguaggio figurato e la grammatica del Giuoco sono una specie di linguaggio esoterico, sommamente evoluto, che comprende parecchie scienze e arti, massime la matematica e la musica. Questa lingua è capace di esprimere e mettere in rapporto tra loro il contenuto e i risultati di quasi tutte le scienze. Il Giuoco delle perle è dunque un modo di giocare con tutti i valori e col contenuto della nostra civiltà. […] Grazie a questo strumento, si potrebbe riprodurre in suoni l’intero contenuto spirituale dell’universo”.
Tanto l’attenzione all’aspetto formale quanto l’intuizione che tutto possa essere espresso sotto forma di gioco avvicinano in profondità l’approccio di “Ludi” non solo all’utopica provincia di Castalia immaginata da Hesse, ma anche ai cardini intellettuali dell’OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle), movimento letterario del Secondo Novecento che proprio in Francia trovò i natali ed ebbe i suoi rappresentanti principali. La linea artistica dell’Opificio, capitanato da Raymond Queneau, si basava sull’identificazione tra gioco e processo creativo, e poneva al centro di quest’ultimo la libera scelta di regole, arbitrarie e fortemente restrittive, in accordo col principio che “La libertà è la facoltà di selezionare i propri vincoli”. Proprio queste costrizioni - al pari delle regole di un gioco o gli assiomi delle teorie matematiche - con il loro rigore e il loro carattere inconsueto diventavano per l’aderente all’OuLiPo la fonte per soluzioni espressive originali: l’innesco da cui far esplodere attraverso il gioco creativo un turbinio di forme sempre in bilico tra astrazione e surrealismo.

È facile, a questo punto, ricomporre il parallelismo tra la visione musicale che anima “Ludi” e la ricerca letteraria dei suoi connazionali di qualche decennio prima. L’estro creativo di Queneau, Perec, Le Lionnais  prendeva il via dall’autoimposizione di dogmi sulle vocali da utilizzare (“La scomparsa”, del 1969, è un romanzo in cui non compare mai la “e”) o sulla vicenda da raccontare (in “Esercizi di stile”, 1947, lo stesso sterile episodio quotidiano è replicato in novantanove stili narrativi diversi). Similmente, i mondi musicali di Christophe Chassol non esisterebbero senza la sua scelta di fedeltà assoluta alla trama sonora dei found sound, assieme vincolo formale e germe espressivo per la sua multiforme fantasia compositiva.
Molte sezioni di "I Think The Game" non hanno un metro o vere e proprie battute: dove anche emergono, la gragnuola di cambi di passo è talmente fitta da scoraggiare ogni tentativo di conteggio. Eppure, il flusso del pezzo suona naturale, alla mano, perfino scontato: mai e poi mai questo sarebbe stato possibile, senza la spontaneità della traccia parlata a fare da impalcatura alle note. Ci vorrebbe nulla, a far precipitare una simile accozzaglia di morceaux jazz-funk nella disorganicità che condiziona l'ultimo FlyLo, ma un elemento fondamentale distingue la lucidità giocosa di Chassol dal manierismo ondivago di tanti seguaci del wonky sound: non è la sconclusionatezza creativa a produrre la frammentazione delle composizioni, bensì la solidità di quelle stesse regole che garantiscono la costante vivacità delle partiture.

Creatori di mondi

Anche al di qua delle Alpi l’OuLiPo fu ispirazione per intellettuali e artisti, da Umberto Eco (che traspose nella nostra lingua proprio “Esercizi di Stile”, aggiungendo en passant alcuni nuovi componimenti) a Italo Calvino, che aderì formalmente al movimento e ne riadattò i canoni in testi come “Il castello dei destini incrociati”, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, “Le città invisibili”. Proprio quest’ultima opera, più volte spunto in casa nostra per musicisti di area progressiva, mostra alcune caratteristiche in comune con lo spirito che anima "Ludi". Così come i segmenti eterei del romanzo antologico di Calvino sono ciascuno un piccolo mondo in miniatura - che serve al gioco costruttivo ma al tempo stesso sfrutta il gioco per indagare strutture e orizzonti della fantasia - così i bozzetti trasognati inanellati in "Ludi" sono scorci in "realtà aumentata" su irreali istanti-universo, un catalogo borgesiano di semplici frammenti di esperienza catturati nella loro piena vitalità e lasciati poi espandere fino a librarsi come bolle di sapone, diafane e coloratissime.
Meno regolare e strutturata del gioco di specchi immaginato da Calvino, la fantasmagoria costruita da Chassol ricorda le architetture senza centro di Hundertwasser e Gaudi, che con il loro sviluppo arborescente ricalcano forme e processi del mondo naturale da cui traggono ispirazione. Con la stessa eccentrica fluidità, il dipanarsi labirintino di "Ludi" rapisce l'ascoltatore/spettatore che accetta di fare un giro sulla sua giostra di immagini e suoni. Ci si imbarchi a proprio rischio e pericolo: per la via d'uscita non esiste una mappa. E se nel gorgo di stimoli si avrà la sensazione di trovarsi costantemente al centro e a proprio agio, sarà soltanto perché tutto quanto attorno ruota vorticosamente.

(26/12/2020)

  • Tracklist
  1. Ouverture
  2. Les règles
  3. Sirine
  4. Concerto pour batterie et cour de récréation
  5. Savana, Céline, Aya, pt. 1
  6. Savana, Céline, Aya, pt. 2
  7. Your Hands
  8. Hoh & Sam
  9. Mikado Walking
  10. Poltergeist
  11. Esatabemakuru
  12. Tetris Synths
  13. Tetris Crystal
  14. I Think the Game, pt. 1
  15. I Think the Game, pt. 2
  16. I Think the Game, pt. 3
  17. I Think the Game, pt. 4
  18. Dribbles & Beats
  19. Camarades
  20. Rollercoaster, pt. 1
  21. Rollercoaster, pt. 2
  22. On Top
  23. I Love Vertigo
  24. Game Rule
  25. Le jeu de la phrase
  26. Wolf Music
  27. Les anneaux de Saturne
  28. Wolf Music (Finale)
  29. Génerique (Benjamin)
  30. Slowcoaster






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