Dana Gavanski

Yesterday Is Gone

2020 (Full Time Hobby) | folk, pop

“Yesterday Is Gone” è solo in apparenza un altro piacevole capitolo di cantautorato al femminile o che dir si voglia. L’ennesimo mix di fascino retrò e citazioni sparse è piuttosto un insieme di idee e suggestioni che a volte ha la capacità di confondere anche l’ascoltatore più smaliziato.

Come altri chiacchierati esordi, anche l’album della cantautrice serbo-canadese Dana Gavanski è stato annunciato con i soliti titoli trionfali, ricchi di paragoni illustri con autrici dal cospicuo pedigree, ma la vera anima di questi dieci eleganti bozzetti psych-folk, piu che la composizione in senso stretto, è l’attenzione al suono, all’intonazione, ai colori.
Non la nuova Joni Mitchell né la reincarnazione di Anne Briggs, Dana Gavanski è un'autrice che fa dei propri limiti l’elemento vincente, lasciando che le canzoni siano nello stesso tempo semplici e mai banali, affidandosi soprattutto all’alchemica produzione di Sam Gleason e Mike Lindsay (Tuung, LUMP).

“Yesterday Is Gone” è un deciso passo avanti per l’artista, la fragilità folk-pop delle prime incisioni è stemperata da una tecnica chitarristica più delineata e dall’approccio ad altri strumenti, in primis il piano, che offrono un campionario armonico più ampio all’artista.
Un sapiente connubio tra elettronica e musica acustica offre linfa vitale a una serie di canzoni spesso accompagnate da idee visuali potenti.
L’avventuroso pop psichedelico di “Catch” ben si adatta all’ambiguo e crudele video, mentre l’intensità cromatica delle immagini a supporto della title track ha il merito di mettere in evidenza una delle influenze meno palesi di Dana Gavanski, ovvero l’arte pop di Françoise Hardy, allo stesso modo il video di “One By One” tradisce la sua genesi anteriore, conciliando immagini e refrain più prevedibili.

Il resto è baciato da una cura dei particolari che dona grazia e leggerezza, l’uso del theremin e di altre manipolazioni del suono della chitarra in “What We Had” è straniante, ma ancor più suggestivi e originali sono l’uso svogliato della chitarra classica e l’interazione con slide guitar e surf music in “Other Than”.
Ma Dana Gavanski non ha solo il dono della semplificazione e dell’arte del refrain (il singolo “Good Instead Of Bad” e la meravigliosa ballata folk “Memories Of Winter”, dedicata a una delle prime cantautrici americane, Connie Converse), ma anche la forza di osare, varcando i confini del rock in “Everything That Bleeds” e del psych-prog in “Trouble”, due ulteriori capitoli di un mosaico dalle tinte intense e cangianti, un disco di un’artista in continua evoluzione che per stupire usa l’arma della semplicità e della purezza.

P.S. Nel frattempo Dana ha rilasciato una versione di "I Talk To The Wind" dei King Crimson, provare per credere.   

(27/06/2020)



  • Tracklist
  1. One By One
  2. Catch
  3. What We Had
  4. Good Instead Of Bad
  5. Trouble
  6. Yesterday Is Gone
  7. Small Favours
  8. Everything That Bleeds
  9. Other Than
  10. Memories Of Winter
  






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