Dorian Electra

My Agenda

2020 (Autoprodotto) | avant-pop, pc-music, synth-nu-metal

Chi ha paura del Gender? Chi non riesce a dormire la notte attanagliato dal pensiero della comunità Lgbt che trama nei cespugli dietro agli asili e vernicia di verde tutti quei giocattoli che un tempo erano solo rosa o blu? Se siete tra le persone che empatizzano con tali paure è meglio che smettiate subito di leggere, perché il genderless clown più trollante dell'attuale panorama pop - Dorian Electra - vi sta esplicitamente dedicando il suo esagitatissimo nuovo lavoro: "My Agenda".
Del resto, montare assieme Village People e Pussy Riot nella stessa canzone è chiaro sintomo di un'agenda spietata, ma anche reclutare l'ex-YouTuber virale Rebecca Black (quella di "Friday" per intenderci) rende bene l'immaginario di un esercito che, pur di vincere, non si ferma di fronte a nulla. Viene accalappiato persino Faris Badwan degli Horrors, altro outsider certo non estraneo a insubordinazioni di sorta.
E poi c'è il Gran Ciambellano in persona Dorian Electra, personaggio di finzione posticcio e non binario, nascosto dietro due baffetti disegnati con l'eyeliner e filtri che fanno trans-itare il timbro vocale dal maschile al femminile all'interno dello stesso fraseggio. Un clown che più sfugge, più se la ride.
 
Come affrontare un album così ideologico, ironico e post-moderno? I violenti pestoni synth-nu-metal di "F The Word" e della stessa title track inaugurano un ascolto spinto, arrogante e disforico, composto con un'aggregante foga comunicativa che non ha paura di perdere per strada né forma canzone né pubblico pagante. Due mini-tracce (montate in una sul player di YouTube) - "Gentleman" e "M'Lady" - donano un posticcio accento trap-medievaleggiante coadiuviato dall'immaginario visivo di chi non ha mai interagito con altri esseri umani fuori da un videogioco - tematica calzante con i tempi che corrono, ma anche col Dna della comunità queer di riferimento di Dorian.

"My Agenda", insomma, è un caos di nomi e di idee, composto da frattaglie sonore ridicole come "Sorry Bro (I Love You)" e "Barbie Boy" che vanno a stuzzicare una rigidità tutta mascolina, o estemporanee come "Monk Mode", un minuto appena di crescendo metal che viene cocciutamente interrotto sul più bello. Meglio semmai "Ram It Down", certamente confusionaria tra violenza screamo, zuccherosità nightcore e volgarità Edm, ma che per lo meno dà al brano il tempo di svilupparsi.
Spiazzante oltre ogni limite il finale "Give Great Thanks", lunare ballata Pc-music non troppo dissimile dalle sonorità di Hannah Diamond e A.G. Cook ma che - badate bene - non è assolutamente un ringraziamento ai propri ascoltatori, quanto una lode leccapiedi al Master di una relazione sadomaso - sempre sperando che non sia proprio l'ascoltatore il dominatore che, premendo su play, costringe il clown di corte Dorian Electra a esibirsi come un eterno schiavo per il divertimento del proprio Re. In ogni caso, un pensiero disturbante.
 
Difficile, purtroppo, non provare una certa insofferenza per un disco come "My Agenda", soprattutto perché non si può parlare di potenziale inespresso, quanto semmai di capitale mancato. Una volta consumate voracemente tutte le tracce e scoperti i trucchetti e le simpatiche meme-referenze, infatti, non resta poi molto per un secondo ascolto, come una barzelletta che non fa più ridere come la prima volta. Il problema non è nei temi trattati, quanto in una forma canzone che si fa spesso troppo breve, spicciola e approssimativa e non mostra quelle sottigliezze compositive che avevano fatto del precedente "Flamboyant" un lavoro efficace e davvero curioso nel suo genere. 
Contro il chiacchierato debutto di Poppy uscito quest'anno, "My Agenda" suona più come una serie di post-it e inside jokes e l'impressione è che, nonostante gli intenti provocatori, l'ascolto verrà consumato esclusivamente da quei seguaci che già circolano negli stessi anfratti di internet. Il che è un peccato, perché un bel fiocco verde appeso alla porta di casa ogni tanto strapperebbe proprio il sorriso.

(20/11/2020)



  • Tracklist
  1. F The Word feat. The Garden, Quay Dash & d0llywood1
  2. My Agenda feat. Village People & Pussy Riot
  3. Gentleman
  4. M'Lady
  5. Iron Fist feat. Faris Badwan
  6. Barbie Boy feat. Sega Bodega
  7. Sorry Bro (I Love You)
  8. Monk Mode feat. Gaylord
  9. Edgelord feat. Rebecca Black
  10. Ram It Down feat. Mood Killer, Lil Mariko & Lil Texas
  11. Give Great Thanks




Dorian Electra su OndaRock
Recensioni

DORIAN ELECTRA

Flamboyant

(2019 - Autoprodotto)
Giravolte digital-barocche nello sgargiante debutto di un Liberace cresciuto con la Nintendo

Dorian Electra on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.