Iran

Aemilia

2020 (Aagoo) | post-rock, post-punk, etno-prog

Uno scheletro di cemento che si staglia su un paesaggio arido, geometria e indeterminatezza compresenti su un unico piano figurativo spiazzante, atto a dare forma a un luogo che potrebbe trovarsi ovunque e al tempo stesso non esistere. Apparentemente semplice e immediata, la fotografia di Adriano Zanni, che campeggia sulla copertina del disco di debutto degli Iran, rappresenta un vero e proprio enigma, un incrocio di possibilità che rispecchia alla perfezione l’intricata materia sonica chiamata a rappresentare.

Ma partiamo dal principio. Conosciutisi durante un concerto, Nazim Comunale (poeta e apprezzato critico musicale, nonché componente dei Caboto) e Andrea Silvestri (Taras Bul'ba) incrociano tastiere analogiche e chitarra elettrica abbandonandosi a espanse sessioni improvvisative da cui germinano le idee tramutatesi, grazie al successivo coinvolgimento di Rodolfo Villani alla batteria, in sette epiche cavalcate raccolte in questo folgorante lavoro d’esordio.
L’elenco di rimandi a generi e attori, che emergono dalle trascinanti spirali strutturate dal trio, potrebbe essere talmente ampio da risultare inutile e addirittura fuorviante alla definizione di un lessico musicale che introietta disparate fascinazioni rigurgitandole con sapienza e originalità.

Le ipnotiche ridondanze e sature correnti lisergiche definite dagli strumenti di Comunale si insinuano, stratificandosi, tra le taglienti trame elettriche di Silvestri, inscenando un aspro scontro da cui si sprigiona vitale energia, a tratti deflagrante, sostenuta dalle incalzanti linee ritmiche di Villani. L’invito al viaggio (“Qom”) è di quelli che lascia senza fiato, roboante apertura corroborata dalla lancinante voce del sax baritono di Alessandro Cartolari, punto di partenza che proietta verso itinerari in bilico tra pulsante e obliqua visionarietà kosmische (“Magnitogorsk”, “Aral”) e ostinata ruvidezza desertica (“Xenopolis”).

Sono territori distanti e diversificati, che entrano in contatto disegnando una destabilizzante mappa in cui trovano agevolmente spazio divagazioni cinematiche post-tutto, che guardano a Oriente, nordiche attitudini free ed estratti ambientali del nostro Sud (“Cuma”). Un caleidoscopico e vorticoso crocevia al cui centro è posta un’aggiornata restituzione dell’Aemilia sempre più paranoica (“Regium Lepidi”), cristallizzata in un’atmosferica istantanea resa ancor più acida dall’inquieto svettare della furia iconoclasta del clarinetto di Francesco Massaro. Semplicemente disarmante.

(21/01/2021)

  • Tracklist
  1. Qom
  2. Magnitogorsk
  3. Xenopolis
  4. Regium Lepidi
  5. Cuma
  6. Aral
  7. Bam


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