Isengard

Vårjevndøgn

2020 (Peaceville) | haevy metal, thrash, heavy doom

Bisogna ammettere che "Vårjevndøgn", il nuovo album targato Isengard, è stato una sorpresa. Ben venticinque anni di attesa per trovarsi tra le mani un nuovo capitolo del progetto solista di Fenriz (membro dei leggendari Darkthrone), ma questa volta si tratta, come dichiarato dallo stesso artista, solo di materiale registrato tra il 1989 e il 1993, poi dimenticato in qualche cassetto e oggi magicamente ritrovato.
"Vårjevndøgn" è un album frammentario, una raccolta d’interessanti spunti che avrebbero trovato ben altre evoluzioni in “Vinterskugge” (1994) e “Høstmørke” (1995), capolavori che riuscivano a fondere folk, viking, doom, death e black metal in una miscela grezza e brutale, due album degli anni Novanta che hanno avuto una grandissima importanza per molta musica estrema a venire.

L’album in realtà suona come una sorta di demo interamente suonato e registrato da Fenriz in puro spirito DIY. Gli appassionati di commistioni tra viking e black metal si troveranno tra le mani un lavoro che guarda principalmente al metal degli anni Ottanta, un sincero tributo a quelle band di culto che hanno formato l’immaginario del musicista norvegese.
“Vårjevndøgn" è quindi più una sorta di prologo della saga che un nuovo capitolo. I fan di Fenriz e dei Darkthrone troveranno spunti d’interesse archeologico nelle nove tracce che compongono il lavoro ma, in realtà, i brani sono rimasti nel cassetto in questi ultimi venticinque anni perché con il progetto Isengard avevano pochissimo a che fare, essendo solo bozzetti heavy metal old school con elementi thrash. Nulla da recriminare verso Ferniz che omaggia King Diamond e Rob Halford, ma forse sarebbe stato più onesto fare uscire il tutto sotto un’altra sigla. Ad onore del vero, ben tre tracce erano già edite. “The Light” e “The Fright” furono pubblicate sul sette pollici “Traditional Doom Cult” nel 2016 e la divertente “Rockemillion”, dal sapore hardcore punk, vide la luce nel 2015 su un sette pollici ma a nome Regress FF. ‎

Dal punto di vista concettuale, la mossa suona come una protesta verso un certo metal moderno, un sound patinato che ha rinnegato le proprie origini, imbellettato e ben prodotto ma con poca anima. A volte sentendo la parola “sperimentale” in bocca a certi critici musicali tuttologi e pretenziosi, che spaziano da Captain Beefheart al “post metal” in rosa, viene da mettere mano a un disco qualsiasi della discografia dei Darkthrone. In questo senso, essere realmente “true” come Fenriz è ancora cosa buona e giusta. Prendiamo quindi "Vårjevndøgn" come un monito per ricordare un certo spirito da non dimenticare mai. Detto ciò, l’album nel suo complesso è deludente, esclusi un paio di episodi riusciti, tra cui da segnalare la gemma doom “The Light”.

(05/11/2020)



  • Tracklist
  1. Cult Metal
  2. Dragon Fly (Proceed Upon The Journey)
  3. Floating With The Ancient Tide
  4. The Fright
  5. A Shape In The Dark
  6. Slash At The Sun
  7. Rockemillion
  8. The Light
  9. The Solar Winds Mantra
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