Jim White & Marisa Anderson

The Quickening

2020 (Thrill Jockey) | experimental, avantgarde, americana

Marisa Anderson, virtuosa della chitarra in tutto lo spettro dei generi Americana, e Jim White, maestro della batteria in tutte le forme del post-rock sperimentale, si incontrano per realizzare due sessioni di improvvisazione free-form, senza alcuna preparazione, a Portland e Città del Messico. “The Quickening” è il risultato felice del loro incontro.
Tra i due artisti il nome più noto è quello di White, attivo dai Dirty Three, band australiana essenziale per qualsiasi geografia del post-rock, a Xylouris White, duo formato col cretese Giorgos Xylouris, per passare attraverso le collaborazioni (Cat Power, PJ Harvey, Will Oldham, Bill Callahan) e i progetti performativi in dialogo con le arti visive (in particolare col filmmaker Jem Cohen per “We Have an Anchor”). La Anderson, di formazione classica ma di pratica blues-jazz-folk, è una performer poliedrica, attiva dall’ensemble Evolutionary Jass Band al duetto con Tara Jane O’Neil, contribuendo anche ai lavori di Beth Ditto (Gossip), Sharon Van Etten, Circuit Des Yeux – figura anche tra gli ospiti del prossimo album dei Matmos – nonché autrice di musica per il cinema.

L’album si apre con l’aurora di “Gathering”: un fill di batteria a cascata su cui scorrono le note di chitarra, un fingerpicking che si muove sull’orlo della dissonanza. “Unwritten”, “Pallett” e “10 To 1” si strutturano invece sulla sottrazione, giocando con le pause e dialogando a distanza con Ry Cooder e Geoff Farina. “The Lucky” fa riaffiorare sfumature dentro le “Ocean Songs” dei Dirty Three e cede il passo alla marcia di “The Last Days” e alla corsa a perdifiato di “The Quickening”, in affinità con lo stile chitarristico di William Tyler sul versante Americana e di Ben Chasny/Six Organs of Admittance su quello sperimentale. Chiude il cerchio, lasciando tutto aperto, “November”, appena tre minuti di attese e ripartenze.

La maestria dei due performer non è mai solo espressione di virtuosismo, ma è sempre narrazione, di cui l’album cattura l’istantanea di una relazione. Faccia a faccia ci si confronta con la forma-racconto e non con la forma-canzone, con un approccio da storyteller dentro il contesto performativo dell’improvvisazione. I brani di “The Quickening” potrebbero essere infatti il correlativo oggettivo musicale del cinema di Kelly Reichardt: più che le trame (da East Coast) con cui gli Yo la Tengo commentarono “Old Joy”, quelle della chitarrista di Portland e del batterista di Melbourne sarebbero sintesi ed essenza del mondo del Pacific North-West che la Reichardt racconta da anni nei suoi film.
Detto questo, l’album non contiene musica cinematica nel senso di musica che necessita di integrarsi o accompagnare immagini in movimento o un film specifico, ma è la natura della musica stessa che diventa rappresentazione, sia reale sia finzionale.

Così White riesce ancora una volta a essere parte di un progetto immaginifico, di una continua epifania, di un album che in sé è una creatura dinamica. È possibile "visualizzare" i brani come trote che risalgono i fiumi, balene che solcano l’oceano profondo, o aquile che svettano sulle cime della Cascade Range. Questo duo di musicisti incredibili ci regala una narrazione in cui attraverso due soli strumenti – la chitarra elettrica e la batteria – possiamo "sentire" tutto il panorama sonoro, oltre (al)le immagini: dialoghi, suoni e voci.

(21/07/2020)

  • Tracklist
  1. Gathering
  2. Unwritten
  3. The Lucky
  4. The Other Christmas Song
  5. Last Days
  6. Diver
  7. The Quickening
  8. Pallet
  9. 18 to 1
  10. November


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