Nihiloxica

Kaloli

2020 (Crammed) | afrotronica, industrial

Il marabù africano, tanto agile quando si libra in volo, quanto aggressivo, portatore delle più disparate patologie, quando si aggira nelle discariche a cielo aperto che circondano Kampala e altri centri urbani in Uganda. È questo animale, con il termine in lingua luganda utilizzato per nominarlo, il simbolo designato dai Nihiloxica per presentare il loro primo full-length, che vede il combo anglo-ugandese spostarsi dal febbricitante porto franco della Nyege Nyege (a cui ha donato due dei suoi momenti più brillanti in assoluto) e approdare in casa Crammed, affiancandosi a un roster di prim'ordine. È stato un passaggio forse inatteso, ma che rafforza la diffusione di un progetto di assoluta distinzione, che nei solchi di “Kaloli” spinge verso una direzione inedita, tale da ricostruirne la rodata alchimia elettro-percussiva sotto una luce ancora più sinistra e conturbante. 
 
Frutto del più attento e intenso scambio di idee finora sostenuto dalla formazione, l'album ne sonda in profondità le potenzialità atmosferiche, divincolandosi tra imponenti dualismi, maniacali architetture ritmiche, inattesi cambi di passo, alimentando un dialogo intercontinentale che alla sua terza sortita mostra ancora un invidiabile desiderio di espansione. La doppia impalcatura strumentale, composta da un quintetto di percussionisti ugandesi e da una coppia di fantasisti elettronici made in Uk, qui mostra perfettamente il proprio sinergismo, studia, dissolve e ricompone gli intricati pattern ritmici propri della tradizione del paese africano, plasmandoli all'interno di strutture scattanti, dinamiche, in costante mutazione. L'attitudine minacciosa del combo si esprime quindi in geometrie imperfette, piene di spigoli, capaci di assestare il più duro dei cazzotti e allo stesso tempo la più morbida carezza.
 
Dai rari contributi vocali, tendenzialmente limitati ai tre interludi disseminati lungo la tracklist, il disco predilige un assalto puramente strumentale, un poderoso affronto auditivo in cui la ricerca percussiva del settetto si disvela in potenza e versatilità, evocando angoscianti visioni dal futuro e le immagini di un presente totalmente alla deriva, tanto caotico quanto irrimediabile. Accanto alle più consuete (per il gruppo) influenze industriali, tali da riflettersi in raccordi sintetici di granitica solidità (gli stacchi ruvidi che si infiltrano nell'interplay ritmico di “Gunjula”), il combo esplicita in “Tewali Sukali” la sua curiosità verso l'universo metal (come i Duma stanno a dimostrare, l'interesse riguardo al contesto è vivo e in costante crescita) con rapide staffilate che paiono quasi plasmare nuove alchimie grindcore a partire da linguaggi tradizionali.
Procede poi come un carrarmato con le cadenze esplosive di “Black Kaveera” (in cui il contributo dei synth nasconde curiose motivazioni psichedeliche), ma sa concedersi qualche momento di contemplazione (le distensioni ambient-drone all'avvio di “Mukaagafeero”), prima di riprendere imperterrito il suo viaggio attraverso la devastazione (la gestione poliritmica in “Busoga”).
 
Tra i detriti di un mondo in disfacimento, e le scorie che preannunciano quello che sta per arrivare, i marabù continuano a piluccare, a moltiplicarsi, a infestare, rendendosi partecipi di uno sfacelo senza possibilità di rimedio. Agghiacciante? Potete dirlo forte, ma se è la musica dei Nihiloxica a farsene carico, viene quasi voglia di prendere e ballarci, sopra un simile disastro. 

(22/09/2020)

  • Tracklist
  1. Supuki
  2. Tewali Sukali
  3. 190819
  4. Gunjula
  5. Black Kaveera
  6. 160819
  7. Mukagafeero
  8. Busoga
  9. Salongo
  10. Bwola
  11. 170819




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