Duma

Duma

2020 (Nyege Nyege) | cybergrind, breakcore, industrial

Fatevene una ragione: il metallo rovente africano esiste e bisogna farci i conti. Per approfondire il fragoroso argomento rimandiamo al saggio di Edward Banchs "Heavy Metal In Africa" (2016), mentre qui ci limiteremo a segnalare che il Kenya, insieme a Botswana e Sudafrica, è forse il più muscolare stantuffo del continente, con band quali Last Year's Tragedy, Irony Destroyed, Seeds Of Datura e Lust Of A Dying Breed.
Proprio in queste ultime due formazioni hanno militato Sam Karuguun e Martin Khanja (anche noto come Lord Spike Heart), di stanza a Nairobi e confluiti l'anno scorso nel duo Duma. Il nome ha ben poco a che vedere con le assemblee della Russia pre e post-sovietica (mai gruppo fu più anti-gerarchico!) e sta invece per "oscurità" in lingua kikuyu, evidenziando subito il mood di questi pazzerelloni.

L'esordio è l'ennesimo regalo dell'attivissimo collettivo di Kampala Nyege Nyege, già catalogatore di universi socio-musicali come il singeli tanzaniano e l'acholi ugandese. La copertina non si fa scrupoli a equiparare vita umana e carne da macello, ma loro sembrano più propensi ad azzannare per primi con un'efferata pozione di cybergrind, death-metal e industrial, ulteriormente sconquassata da iniezioni sottocutanee di breakcore epilettica. Valga come biglietto da visita l'iniziale "Angels And Abysses", con quello scarno tamburellare di pelli investito da un uragano di proiettili footwork, spietato alleato nell'electro-guerriglia appena dichiarata dall'angolano Nazar.

E' una musica di drammi e angosce, ricca di "Echoes Of The Beyond" che evocano orrori tribali e genocidi coloniali, sposando il martirio gotico ("Uganda With Sam") e il post-clubbing da foresta pluviale in fiamme ("Sin Nature") o sfoderando sample minacciosi ("Pembe 666"). Tra rigore meccanico e spasmi incontrollati, a farsi notare è sopratutto la mostruosa vocalità di Khanja, accanito dispensatore di urla bestiali che rimandano ai nazisti sfocati de "Il figlio di Saul" quanto al "Monster Magnet" zappiano: sul primo singolo "Lionsblood" pare davvero ebbro di sangue felino, mentre "Killing Before They Kill You" si presenta fin troppo bene da sola. Mutatis mutandis, non passa troppo liquame di scarico tra queste sfuriate e quelle di un Foetus o di un Alec Empire, compendiando un affidabile libro bianco (ehm) sulle nuove tendenze "violente".

Feroci e sofisticati, i Duma si propongono come ideali interpreti di quella "disordinata polifonia prodotta dalla decolonizzazione" ben inquadrata in tempi non sospetti da Donna Haraway.

(18/08/2020)



  • Tracklist
  1. Angels and Abysses
  2. Corners In Nihil
  3. Omni
  4. Lionsblood
  5. Uganda With Sam
  6. Kill Yourself Before They Kill You
  7. Pembe 666
  8. Sin Nature
  9. The Echoes Of The Beyond






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