Rose City Band

Summerlong

2020 (Thrill Jockey) | psych-folk-rock

E’ stato uno dei migliori antidoti alla noia durante il lockdown causato dall’emergenza Covid-19, ha riscaldato l’anima e ha stimolato positività e riflessione: il secondo album del nuovo progetto di Ripley Johnson è una delle vittime eccellenti degli effetti economici della pandemia, avendo sofferto continui ritardi nella pubblicazione (quella fisica è prevista ora per il 17 luglio), smarrendo in parte l’impatto con il pubblico e dunque con il mercato discografico.

Visionario rocker lisergico con i Wooden Shjips, architetto occulto di alcune delle pagine più innovative della sacra mistura tra kraut-rock e psichedelia a nome Moon Duo, Ripley sotto il nome di Rose City Band (con l’aiuto del batterista John Jeffrey) ha lanciato la propria sfida ai grandi del passato, mettendo a frutto anni e anni di sperimentazione e interscambi creativi.
Uscito in sordina, il primo album del nuovo progetto del musicista americano ha subito destato interesse per le infinite sfaccettature di un lavoro stilisticamente prevedibile e al contrario ricco e creativo. Nulla che facesse però presagire una conferma così convincente come quella di “Summerlong”.
L’atmosfera relaxin’ e i groove psych-cosmic-country sono ancora più floridi e munifici: otto canzoni che non mostrano un segno di cedimento, un disco dal suono familiare ma per nulla prevedibile, un miracolo d’ispirazione che potrebbe anche restare un episodio isolato, data la sua grandezza, e del quale appare perfino difficile riuscire a svelare le grazie.

Tutto è infine racchiuso in poco più di quaranta minuti di progressioni chitarristiche dall’elevata forza ipnotica, un potenziale filo d’Arianna per poter ripercorrere l’affascinante labirinto della musica americana.
Il passo ritmico è quello di un lungo viaggio, un racconto che risucchia l’ascoltatore in un vortice di sensazioni, dal country-jangle-pop dei Byrds (“Only Lonely”) al folk-rock della Band (“Real Long Gone”) il percorso potrebbe sembrare breve, ma la provocazione e l’azzardo sono dietro l’angolo, ed ecco che alla prima fermata, alla prima stazione, viene fuori quell’indolenza a metà strada tra Neu e Velvet Underground (“Floating Out”) che tesse nuove connessioni tra passato e presente, quelli che sembrano segnali di arresto sono invece proiezioni cosmiche verso altri spazi e altri confini.
A dire il vero, già la più carezzevole “Empty Bottles” anticipa parte di quella trance emotiva che di lì a poco scatena l’inferno, ma prima ci sono i due minuti e cinquanta secondi di “Morning Light”, ai quali spetta dare energia sufficiente per le ultime tre lunghe tracce.

Canned Heat, Grateful Dead, Doors e, perché no, Spacemen 3 prendono il comando del viaggio, anche se alla fine la personalità di Ripley Johnson allontana le furtive ombre del passato ampliando il raggio d’azione per i travolgenti ultimi dodici minuti di “Summerlong”.
La sequenza di “Wee Hours >” e “Wildflowers” è un magico incrocio tra ipnosi, sogno e libertà, una sequenza di accordi chitarristici seducenti, scanditi da un groove vellutato e incessante il cui flusso sembra interminabile, eterno, una musicalità che è come la brezza in un giorno di afa, come un bagno di sole che non scotta, come una goccia  di rugiada che non bagna, come un trip generato da profumi tropicali.

“Summerlong”  è un disco baciato dall’ispirazione e da una grazia strumentale inattesa, una delizia che culla i miei ascolti da mesi, e se ho tardato a parlarvene non è per pigrizia ma solo per non rendere troppo lunga l’attesa della pubblicazione ufficiale. Non sciupatelo ascoltandolo su Spotify, gustatelo nel pieno del suo splendore.

(11/07/2020)



  • Tracklist
  1. Only Lonely
  2. Empty Bottles
  3. Real Long Gone
  4. Floating Out
  5. Morning Light
  6. Reno Shuffle
  7. Wee Hours >
  8. Wildflowers




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