a/lpaca

Make It Better

2021 (We Were Never Being Boring/ Sulatron/ Sour Grapes) | psych-rock, kraut-rock

C’è uno sforzo produttivo internazionale dietro l’esordio dei giovani (tutti i membri della formazione hanno soltanto 23 anni!) mantovani a/lpaca, con ben tre etichette dietro realizzazione e distribuzione di questo “Make It Better” (We Were Never Being Boring Collective per Italia e Stati Uniti, Sulatron Records per la Germania e Sour Grapes Records per il Regno Unito). Il dispiegamento di forze la dice lunga sull’esterofilia di un sound velenoso e ipnotico che però affonda le radici della sua urgenza lirica nella noia della nebbiosa provincia lombarda.
Kraut-rock post-adolescenziale, ha scritto qualcuno (Rumore), ma l’estetica degli A/lpaca non si nutre di soli ritmi motorik e linee di chitarra squadrate; c’è dentro tant’altro: dal garage rock più marcio e scontornato alla scuola psichedelica nostrana (Julie’s Haircut, Mamuthones, Sonic Jesus), dai King Gizzard And The Lizard Wizard al catalogo mesmerico e catatonico di Rocket Recordings.

In due minuti e tre quarti l’opener “Beat Club” ci dice tantissimo sulla band. L’impatto immaginifico del brano è tale da farci vedere, come fosse un film, il club ideale per i live della band: luci accecanti e intermittenti al confine con un attacco epilettico di massa, soffitto basso, alta riverberazione in cui diffondere la filastrocca accattivante di Christian Bindelli.
Segue il singolone “Make It Better”, un brano lungo e irresistibile segnato da ritmica inarrestabile, brevi incisi di organetto e zaffate di chitarre iper-effettate da psych-rocker navigati. Come è giusto che sia, il brano sta macinando ascolti sulle piattaforme streaming e passaggi in radio di genere.
Pur non concedendo respiro in termini ritmico-psichedelici, “Inept” aggiunge al mix una cavernosità vagamente gothic-rock che ritroviamo poi nella scurissima “Chameleon”.

Aperta dal drumming secco e tribale di Andrea Sordi, “Hypnosis” si arricchisce presto di chitarre supersoniche, ma soprattutto delle stranianti finiture di tastiere di Andrea Fantuzzi (il quarto membro è Andrea Verrastro), che donano vertiginosa verticalità alle strofe; mentre “I Am Kevin Ayers” è una devota dedica al rock psichedelico inglese dei 60’s, con i Soft Machine in prima linea (come da titolo programmatico), ma senza dimenticare i Pink Floyd a trazione Barrett.
Dopo una saetta a base di acido e velocità intitolata “Citadel”, il disco trova degna conclusione in “Lokomotiv”: sette turbinanti minuti di ritmiche squadrate e cangianti, chitarre ora secche e lapidarie ora pluviali ed elettronica vintage, che si preannunciano come lo zenith estendibile a proprio piacimento di live infuocati.

Non proprio la cup of tea del pubblico italiano (anche in parte di quello più alternativo), gli a/lpaca faranno certamente strada invece nei club della Berlino di Anton Newcombe come a Londra e oltreoceano. Inutile rimarcare che sogniamo uno scenario in cui, con la pandemia alle spalle, la forza dirompente della band lombarda riesca a elettrizzare i Beat Club di tutto lo Stivale.

(19/03/2021)

  • Tracklist
  1. Beat Club
  2. Make It Better
  3. Inept
  4. Hypnosis
  5. Slave Antenna Array 
  6. Chameleon
  7. I Am Kevin Ayers
  8. Citadel
  9. Lokomotiv




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