Bell Orchestre

House Music

2021 (Erased Tapes) | post-rock, chamber music, free-jazz

Spesso associati agli arcinoti Arcade Fire, con i quali condividono due membri (Richard Reed Parry, qui impegnato a basso, tastiera e percussioni, e Sarah Neufeld al consueto violino), in realtà i Bell Orchestre iniziano il loro percorso di collisione tra jazz e post-rock ben due anni prima che la formazione capitanata da Win Butler e Regine Cassagne inizi a raggrupparsi. Anche gli indie-popper Luyas del cornista Pietro Amato e i più synth-oriented Islands del chitarrista Mike Feuerstack hanno iniziato le proprie esperienze ben dopo il 1999, anno di fondazione del quartetto originario che i due completano. Sarebbe quindi una doppia forzatura, di generi e temporale, etichettare la band di Montreal come un side-project.

“House Music”, che dei Bell Orchestre è il terzo disco, esce in un anno in cui le commistioni tra jazz, musica da camera ed elettronica hanno gli occhi puntati addosso grazie alla calamita congegnata dal producer Floating Points in combutta con la London Synphony Orchestra e Pharoah Sanders. Con tutto il rispetto per la piacevole opera cosmic-jazz organizzata da Samuel T Shepherd e omaggiata dalla critica ben oltre i propri meriti, “House Music” esplora le possibilità offerte dal trittico jazz-chamber-electronic molto più a fondo e con i tre elementi fusi in un tutt’uno olistico piuttosto che ad alternarsi, alla maniera di “Promises”, come protagonisti.

Allargato per l’occasione a sestetto, con gli ingressi di Kaveh Nabatian alla tromba e Stephan Schneider alla batteria, il collettivo Bell Orchestre raggiunge la sua pienezza da camera e abbatte ogni argine espressivo. Al contrario che nel più episodico “As Seen Thourh Windows” del 2009, “House Music” scorre come un unico, ammaliante flusso musicale, che si dipana in un fluire di tempi dispari e stravolgimenti atmosferici.

Il post-rock nobile e primigenio degli umbratili Talk Talk intraprende nel corso delle nove tracce (più una breve introduzione) un viaggio cosmico; incontra l’epica oscura dei Godspeed You! Black Emperor nella tintinnante “Dark Steel”; si ingolfa nei poliritmi di “What You’re Thinking” e si distende verso “Bitches Brew” quando (in “Movement”) allunga le sue plastiche note di tromba e corno francese.
Spetta però a “All The Time” il compito di portare questo duttile post-jazz nelle piegature spazio-temporali di un buco nero; per poi tornare sulla terra al ritmo di un post-rock gioioso che si snoda come un fitto florilegio rinascimentale in “Colour Field”.

Ridotte all’osso, le parti vocali si limitano al rinforzo delle trame strumentali (“Movement”, “Making Time”), in un disco che non ha bisogno di parole per raccontare una storia. Che suggerisce la rotta di un viaggio astrale oltre le mura domestiche richiamate dal titolo. E non è forse proprio quello di cui abbiamo bisogno in questi tempi di lockdown, coprifuoco, home-office, DAD e chi più ne ha più ne metta?

(16/04/2021)

  • Tracklist
  1. I: Opening
  2. II: House
  3. III: Dark Steel
  4. IV: What You're Thinking
  5. V: Movement
  6. VI: All the Time
  7. VII: Colour Fields
  8. VIII: Making Time
  9. IX: Nature That's It That's All.
  10. X: Closing


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