Floating Points, Pharoah Sanders & The London Symphony Orchestra

Promises

2021 (Luaka Bop) | progressive-electronic, third stream, minimalism, jazz

Da quando ha sfondato come seguace di John Coltrane negli anni 60, e ancora di più dopo il flusso carico di spiritualità degli album seventies, il sassofono tenore di Pharoah Sanders si è reso inconfondibile grazie a quel suono ricercato sempre pronto a celare i segreti che solo il timbro di tale strumento è in grado di donare.
In una recente intervista, subito dopo aver compiuto ottant'anni, Sanders ha rivelato che l’unica fonte d’ispirazione per creare nuova musica è lasciarsi cullare e guidare all’ascolto, in perfetta solitudine, da ciò che fuoriesce dal suo amabile strumento, raro modo in grado di rivelare nuove idee sulle quali iniziare a lavorare.
Sotto quest’aspetto Sanders è tutt'altro che solo. Le sue melodie sono state e sono tuttora una guida per generazioni, inclusa quella di Sam Shepherd, il deejay britannico, compositore e artista di musica elettronica meglio noto come Floating Points.

“Promises” è l'improbabile prodotto della loro collaborazione: un album straordinario, una gemma che non si conforma alle peculiarità storicamente riconosciute a entrambi gli artisti. Piuttosto che un ibrido guidato dal ritmo d’improvvisazione jazz e dalla musica elettronica, il progetto si mostra come una suite multidisciplinare e sorprendentemente intima, composta da nove movimenti estesi sulle magiche sinfonie tratteggiate nientedimeno che dalla London Symphony Orchestra.
Floating Points si è dimostrato abile nel creare immagini sonore coinvolgenti, costellate dei celebri intricati dettagli, come perfettamente dimostrato nell'acclamato debutto del 2015 “Elaenia” e nel seguito del 2019 “Crush”.
Strutturalmente “Promises” si forgia su un motivo esclusivo, un arpeggio di sette note che ruotano lentamente come un prisma sospeso e attraversato da una luce scintillante. Per lunghi tratti il sassofono di Sanders resta in assoluto silenzio, o quasi, ma il suo spirito d’attenta riflessione definisce l’accento generale, e con ogni sua frase sussurrante o stridente, flebile o ampia che sia, impartisce una limpidezza talmente centrata da proiettare verso itinerari immaginifici.

Floating Points, accreditato al lavoro su una dozzina di strumenti, dal clavicembalo all'Hammond B3 all'ARP 2600, regala, a ogni scambio, una sensibilità senza ego, e la sua orchestrazione per gli archi della London Symphony piuttosto che richiamare il romanticismo del grande Stan Getz di “Focus” (1961) avanza lenta, sottile e inesorabile come un metaforico fronte meteorologico, dal quale traspare un sole tiepido e rassicurante. Anche Shepherd ha guardato al suono di Sanders come a una guida, tracciandone nuove condizioni sulle quali prosperare.

La ricchezza compositiva non risulta minimizzata. Da un momento all'altro un violino solitario spunta a tracciare una linea malinconica, un sintetizzatore analogico srotola sprazzi più espressivi, gli archi si ammucchiano in una sorta di dissonanza di massa, o un organo ronza con una solennità da cattedrale. Sanders, ovviamente, è il protagonista, sia che vocalizzi un balbettio meditativo o che stia esprimendo il timbro più tangibile del suo strumento: un deus ex machina che emerge dalla nebbia per condividere la sua luce da qualche parte, nel profondo.
Una conversione generazionale liberata alla ricerca di uno spazio dove collocare nuovi orizzonti sonori.

(31/03/2021)

  • Tracklist
  1. Movement 1
  2. Movement 2
  3. Movement 3
  4. Movement 4
  5. Movement 5
  6. Movement 6
  7. Movement 7
  8. Movement 8
  9. Movement 9


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