Frontierer

Oxidized

2021 (autoprodotto) | math-core, math-metal, glitch

I Frontierer, formazione scozzese-statunitense attiva dal 2011, hanno un compito molto difficile: sviluppare in modo creativo il linguaggio ipercinetico, spaccatimpani e tecnicamente quasi impossibile da suonare che è il math, dopo che Dillinger Escape Plan, Meshuggah, Botch, Converge e più recentemente Car Bomb l'hanno fatto evolvere in un inestricabile, annichilente concentrato di violenza. Devono, in altre parole, suonare originali in una nicchia già consolidata ed estrema, praticamente inaccessibile a causa di un tasso di difficoltà proibitivo per i musicisti che la praticano.
Lo hanno fatto con crescente coraggio, iniziando con l'Ep "The Collapse" (2013) e poi con l'album "Orange Mathematics" (2015) a elaborare congegni ritmici e armonici parossistici, ulteriormente complicati fino a livelli d'intensità punitivi nel secondo album, "Unloved" (2018). In quest'ultimo gli elementi elettronici, già presenti sotto forma di schermaglie di contorno alla coventrizzazione che la band pratica dagli esordi, acquistano un peso maggiore, tale da rievocare Genghis Tron o The Algorithm.

Per questo terzo "Oxidized" i Frontierer vanno all-in, portando alle estreme conseguenze il terrorismo sonoro. L'uso ossessivo di un'inestricabile rete di poliritmi, tempi dispari, breakdown e virtuosismi serve a perpetrare una strage musicale che aggredisce su due fronti: i timpani, annientati dalle muraglie sonore, ma anche la mente, tramortita da un costante disorientamento e da spaventose atrocità assortite sotto forma di fiammate glitch e altre scorie elettroniche.
Niente è concesso all'ascoltatore, che viene assalito incessantemente, sin dall'iniziale "Heirloom", squarciata da una parentesi drum'n'bass che funge da dichiarazione d'intenti. In altri casi, però, la manipolazione elettronica si sovrappone alla matrice math, per esempio avvelenando il rallentamento di "Corrosive Wash" o deformando mostruosamente "SVVANS" e conducendo a un'overdose sensoriale. All'altezza del terzo brano, una "Opaque Horizon" aperta da un massacro di suoni pigolanti, è chiaro che la tendenza costante al deragliamento è il motivo che distingue e anima l'intera scaletta, lunga ben 16 brani.

Il flusso sonoro successivo è così una promessa mantenuta, una macelleria per la quale l'elenco puntuale delle efferatezze sarebbe solo distrattivo, oltre che tediante per il lettore. Spicca così la pausa atmosferica di "LK WX", più unica che rara, e fra mille congegni dinamitardi merita citazione almeno il mostruoso collage compositivo di "Southern Hemorrhage" e l'instabilità patologica di "Glacial Plasma" e "The Damage And The Sift". Sì distingue anche la coda desolante di "Removal Of The Copper Iris And The Lightning Pill": i detriti dopo l'Apocalisse.

L'ascolto integrale, rigorosamente al massimo volume, di "Oxidized" è intenso da fare male e spaventoso, un tuffo di notte nel mare ghiacciato quando si è completamente nudi. Nell'ustionante gelo di strutture meccaniche, chirurgiche e dalla logica aliena, infine, traspare una luce tiepida con la conclusiva "/ Hope", ed è un fragile splendore: è l'epitaffio poetico di un album che si distingue per il proprio oltranzismo e la propria densità folle, e che sposta ancora più in là l'estremismo del mondo math.

(23/10/2021)

  • Tracklist
  1. Heirloom
  2. Corrosive Wash
  3. Opaque Horizon
  4. Death/
  5. Disintegrative
  6. This Magnetic Drift feat. Grady Avenell
  7. LK WX
  8. Southern Hemorrhage
  9. SVVANS
  10. Stereopticon
  11. Removal of the Copper Iris and the Lightning Pill feat. Kevin McCaughey
  12. Motherboard
  13. Daydark
  14. Glacial Plasma
  15. The Damage and the Sift
  16. /Hope


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