Nell’universo artistico di Zerocalcare la presenza dell’amico Giancarlo Barbati aka Giancane calza così a pennello da sembrare un elemento da sempre affiancato alle figure degli storici protagonisti delle sue graphic novel: Secco (il migliore amico), Sarah (la dura verità sbattuta in faccia) e l’Armadillo (la coscienza e la guida spirituale).
E’ proprio per questo motivo che per l’esordio sul grande schermo avvenuto con la serie animata Netflix “Strappare lungo i bordi”, da subito in vetta alla classifica italiana dei titoli più visti sulla piattaforma di Los Gatos, non poteva essere fatta miglior scelta nell’affidare proprio al cantautore romano, già incontrato nel 2018 per la realizzazione di un videoclip, la cura della corrispondente colonna sonora.
Giancane non ha faticato a immergersi nel mondo di Zerocalcare, un ambito decisamente autobiografico fatto di periferia urbana, precarietà, solitudine, insicurezza, ma anche di speranza per un mondo che ha emarginato parte della generazione dei nati negli anni 80, lasciata sola – detta alla romanesca “impicciata” – verso un futuro incerto, scaraventata tra le fauci di una società disinteressata.
Il brano quasi omonimo (“Strappati lungo i bordi”), scelto come sigla iniziale e finale delle sei puntate, è quanto di più consono potesse scaturire dalla sagace penna di Giancane, anch’egli alla prima esperienza nella stesura di musica per film.
Già dai versi introduttivi – “Te lo ricordi qualche anno fa/ Quant’eravamo soli/ Sempre rinchiusi dentro ad un garage/ E tutto il mondo fuori” – è latente il concetto di solitudine e insicurezza in un contesto esterno che viaggia a una diversa velocità, condizioni accentuate definitivamente nel passo: “E sono giorni che non sogno più/ Sarà che forse sto crescendo anch’io/ Distruggo un’altra sigaretta/ Mentre tutto intorno scorre/ Solo io rimango immobile”. Ma è nel duro sfogo perpetrato lungo il pezzo: “Qui sembra tutto giusto/ È tutto giusto/ E a me piuttosto/ Mi sembra tutto giusto/ È tutto giusto/ Il mio disgusto”, il luogo dove Giancane urla il latente disagio di una categoria che vuole provare a reagire, ma che, per vari motivi, non è (o non è stata messa) in condizione di farlo, lasciata in balia di sé stessa nella fase più importante della vita, per poi ritrovarsi inerme al momento del grande salto verso il mondo adulto.
Il brano, l’unico originale non strumentale del disco, è già da subito entrato nel cuore e nella mente di chi ha vissuto questa complessa esperienza, assumendo i connotati di vero e proprio manifesto.
Nella colonna sonora originale, Giancane presenta la stessa title track in differenti quanto intriganti vesti esclusivamente strumentali: quella doverosamente synth-pop (“Strappati lungo gli 80”), quella classica, toccante di “Strappati tranne i bordi”, per arrivare alle credibili nuance sixties di “Strappati lungo i Beatles”.
C’è spazio anche per i pulsanti ritmi anni 70 di “Armadillo Funk”, per il moderno indie-pop di “Latina” e “Papà Francesco” e per le malinconiche armonie al pianoforte disegnate in “Mirko” e “Emo10”, anch’essi estratti strumentali che s’inseriscono alla perfezione nella struttura della storia di Zerocalcare, all’interno della quale Giancane fornisce ampia dimostrazione di versatilità, che potrebbe finalmente proiettare l’artista romano verso traiettorie pressoché inedite e musicalmente ancor più complesse dove far approdare il proprio stile di scrittura nient’affatto banale.
06/12/2021