Keaton Henson

Fragments

2021 (Play It Again Sam) | art-folk, songwriter

Era difficile immaginare qualcosa di più intenso e commovente di “Monument”, soprattutto dopo aver appreso dai comunicati stampa che il nuovo Ep “Fragments” raccoglieva i residui delle session dell’album con il quale Keaton Henson aveva raccontato la lunga malattia e la morte del padre.
Strano a dirsi, la magia di queste otto tracce è contraddistinta da una purezza lirica che scava nel profondo e lascia un segno indelebile.

La musicalità sobria e malinconica di “Monument” è intatta, sono le argomentazioni a essere diverse in "Fragments": otto delicate e fragili poesie sui sentimenti e su una felicità emotiva vissuta senza sussulti e inganni. Un'ode all’inesorabile passare del tempo, che indebolisce il corpo e fortifica la mente, un invito sommesso ma concreto a riappropriarsi della vita attraverso la saggezza e la comprensione di sé stessi.
Otto brani per otto lievi sfumature di un corpo armonico romantico e algido: il dolore diventa materia di rinascita, “Stanco, vuoto, mi morderò la lingua per assaggiarti, e cambierò la mia pelle, per farti entrare”, canta Keaton in “Limb”, mentre le note di pianoforte scivolano ricche di pathos e sentimento; ma c’è consapevolezza della fugacità dei sentimenti e della fragilità della memoria: “Sono così nervoso, perché mi rendo conto ora, questo tipo di amore è per i giovani, e quando saremo grandi, romperò le mie promesse e ti spegnerai, non invecchieremo, insieme”. Parole non facili da pronunciare, affidate a una ballata acustica alla Elliott Smith che è difficile considerare uno scarto del precedente album.
Forse “Fragments” è stato concepito insieme a “Monument” proprio per rappresentare il riscatto emotivo di un musicista che della solitudine e dell’isolamento ha fatto una ragion di vita. Non stride, in tal senso, la collaborazione con Julien Baker nella intima e noir “Marionette”. Un'artista, quest’ultima, che ha appena regalato un aspro ed epico affresco della dimensione esistenziale dell’essere umano con l’album “Little Oblivions”.

Un brano empatico come pochi, “New Kid”, rinnova la complessa, eppur semplice, poetica di Henson, che dopo il lieve slancio sorretto dalla chitarra elettrica di “Invite”, scava nelle profondità dell’anima con due ballate epocali. Sono taglienti e intensi gli azzurri accordi di chitarra che introducono “No Love Lost”, pian piano crescono e diventano aspri ruvidi come la verità che Henson racconta non senza amarezza ("Salverò il mio cuore per quanto sono deboli le mie ossa, aspetterò la serata solitaria senza di te a casa, credimi, non c'è amore perduto, nessun amore perduto").
Infine, resta solo spazio per le lacrime, un canto dedicato a un vecchio amico scomparso qualche anno fa ("Arrivederci amico, farò finta che tu sia qui/ mi mancherà il suono di te in giro, mi dispiace così tanto se ti ho deluso quando/ il mondo ti stava chiaramente soffocando, quando la vita che stavo conducendo lontano da me, oh mio caro, non puoi essere tu nella tomba lì"), parole scandite con lo stesso tono greve del solitario pianoforte e con la stessa malinconia del breve inserto d’archi.

Dopo l’ennesimo capitolo discografico dall’elevato tono poetico, resta da capire perché Keaton Henson non sia assurto ai vertici di quel cantautorato noir e malinconico che per molti artisti è un traguardo e che per il pittore, poeta e musicista inglese è un semplice punto di partenza.

(26/10/2021)

  • Tracklist
  1. Cassette Interlude
  2. Limb
  3. Before Growing Old
  4. Marionette (with Julien Baker)
  5. New Kid
  6. Invite
  7. No Love Lost
  8. For Kiran




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