La passione di Lawrence English per l’organo continua dopo le recenti sperimentazioni di “Lassitude” e la pausa di field record di “A Mirror Holds The Sky“. English si ispira al concetto di suono che Charlemagne Palestine ha definito “minimalismo massimale”, concetto facilmente intuibile proprio nel primo brano “A Torso”, con un incipit in cui è chiaramente udibile la potenza del “respiro” quasi animalesco dell’organo, quel vento che soffia impetuoso e che viene trasformato in suono.
“Observation Of Breath” ci spinge – fin dal titolo – all’attenzione sul tipo di suono prodotto dall’organo, appunto quel respiro modulato dal musicista che English, ma anche Anna Von Hausswolff nei suoi recenti lavori o concerti, prende in prestito dalla musica classica.
Sono proprio i dieci minuti di “A Torso” a rendere meglio le potenzialità dell’album, potente e inquietante, a metà tra gli abissi spaziali dei Tangerine Dream e l’avanguardia di Ligeti.
Ma la musica d’organo non poteva sciogliere del tutto il suo legame con la musica religiosa classica, legame che è percepibile in “A Binding” e nella breve “And A Twist”, seppur totalmente trapiantato nel Ventunesimo secolo. La title track, coi suoi venti minuti, è uno studio sulla densità del suono, una monumentale colata nera di puro suono oscuro che aumenta in intensità minuto dopo minuto, senza raggiungere mai la potenza di “A Torso”, e in definitiva, non convincendo al cento per cento.
Non sono più i tempi di grandi album come “Wilderness Of Mirrors“, ma di certo la coerenza nella carriera di English non manca. Forse il coraggio di osare di più potrebbe far sfuttare al massimo le sue innegabili potenzialità.
05/12/2021
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