Nation Of Language

A Way Forward

2021 (Play It Again Sam) | synth-pop, new wave

In Manhattan
You cannot have it all

I'm staring into the room
I wish I'd known what I know
I walk the halls and sing
Carry me home, my love
I versi finali di "In Manhattan", l'opening track del secondo disco dei Nation of Language, dipingono una scena in movimento che, dopo la staticità delle strofe precedenti, segna l'allontanarsi dagli imponenti e lussureggianti edifici di Manhattan verso una tanto bramata casa. È l'inizio di un viaggio e di una ricerca che si dirama per tutto "A Way Forward" e che testimonia sia la maggiore consapevolezza delle proprie capacità, sia una più ambiziosa visione musicale da parte del trio di Brooklyn. Con "A Way Forward" infatti Ian Devaney, Aidan Noell e Michael Sui-Poi riconfermano e ampliano lo spettro sonoro della loro musica: i punti di riferimento non sono più solo i gruppi storici della new wave dei primissimi anni Ottanta, ma anche l'elettronica dei Kraftwerk di "The Man Machine" e certe ripetitive pulsioni motorik.

Un disco, dunque, che è la rappresentazione di un processo di ricerca. Una ricerca esistenziale, ma anche una ricerca in fieri, senza una meta da raggiungere o una direzione ben precisa da seguire. Si procede in cerchio, girovagando sperduti nella metropoli contemporanea, scovando improvvisamente nuovi vicoletti appena illuminati da qualche sparuto lampioncino, che possono condurre a un porto nuovo a cui attraccare oppure al punto di partenza. Così, emblematicamente, nel synth-pop tinto di venature shoegazy di "Across That Fine Line" assistiamo a uno spiraleggiare intorno a quello che più desideriamo senza riuscire ad afferrarlo: "every day we're circling / never closing in on what we want".

Ma addentrandosi in "A Way Forward", ci si accorge che le liriche di Ian Devaney procedono nelle profondità della mente e del sé. La circolarità si unisce alle ossessioni che destabilizzano la salute mentale, alla rappresentazione di un inguaribile malessere esistenziale e a un estenuante rimuginio interiore senza via di fuga. Nella grandiosa ed evocativa ballata "Wounds Of Love", le ferite amorose vengono iper-razionalizzate e non c'è modo di rifuggire dal riemergere dei ricordi che si fanno pervasivi e amplificano il dolore: "I try to stop it, / but I can't help but recall". E nella martellante impalcatura ritmica di "This Fractured Mind" l'incapacità di dare una svolta alla spirale negativa dei pensieri si palesa nuovamente: all'io lirico parrebbe infatti essere preclusa la possibilità di vivere una vita migliore, se non, forse, in una simulazione mentale:
Do you think that I could simulate
My life, but done a better way
In this fractured mind
I get to feeling turned around
And turned around again
Come uscire allora dalla prigione della psiche e dai vincoli di una socialità percepita come opprimente? Come non abbandonare la speranza che un giorno, anche lontano, si possa rientrare in quella accogliente casa rievocata sul finire di "In Manhattan"? La risposta, Ian sembra trovarla insita nella sua stessa musica, nei battiti elettronici e notturni che attorniano e ammantano le sue riflessioni e in una dimensione sonora densa, talvolta drammatizzata, ma che resta sempre ballabile. È in questo movimento a cui si è spronati che si può trovare un modo per alleggerirsi da quel peso che, come proclama l'inno sintetico anticonsumista e anticapitalista "Grey Commute", "we can't carry". E allora sì che la danza si fa catartica e purifica, anche se solamente per un breve istante, la mente dalle ossessioni che la incavano e la soffocano.

Benché in chiusura del disco, in "They're Beckoning", dopo un crescendo memore delle ballate degli U2 dei tempi d'oro, l'omologazione sociale sembri sconfiggere la possibilità di affermare le peculiarità individuali, i Nation of Language dimostrano di non essere certamente alla fine del loro percorso di esplorazione musicale. Paiono anzi essere tesi in ascolto di quella parola che li possa guidare verso nuovi lidi artistici. Quella stessa parola invocata con tenera malinconia nel dialogo interiore di "Former Self" e che dà il titolo all'intero lavoro:
A careful word
Something to guide my soul
A way forward
E speriamo che essa li raggiunga presto, perché ora che il cuore della notte robotica del synth-pop moderno si è rivelato in tutta la sua umana fragilità, noi del suo palpitare non possiamo più farne a meno.

(01/11/2021)

  • Tracklist
  1. In Manhattan
  2. Across That Fine Line
  3. Wounds Of Love
  4. Miranda
  5. This Fractured Mind
  6. The Grey Commute
  7. Former Self
  8. Whatever You Want
  9. A Word & A Wave
  10. They're Beckoning






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