Perturbator

Lustful Sacraments

2021 (Blood Music) | darkwave, synthwave, gothic-rock

Autorevole figura della scena retrowave, James "Perturbator" Kent si è lasciato alle spalle le nostalgiche tonalità al neon della cultura cyberpunk, per tuffarsi nei suoni opprimenti e minacciosi dell'industrial, del post-punk e dell'hard-techno, tutti ingredienti che caratterizzano “Lustful Sacraments”, il nuovo lavoro dell’artista anglo-francese, dove sono sviscerati i cicli tossici di eccesso, insoddisfazione e dipendenza che attraversano la vita moderna: una panoramica di come il genere umano si stia dirigendo verso l’autodistruzione.
Se l’Ep “New Model” del 2017 aveva già documentato una drastica svolta stilistica, quest’ultimo full-length stabilisce il definitivo allontanamento dai totalizzanti cliché tipici della synthwave, costituendone, nei suoi ricchi quarantacinque minuti di durata, un’affermazione più sfumata e sottile, volta a espandere le idee precedenti con l’ausilio di una lunga pletora di rinnovati elementi.
Le intricate pareti sonore, le melodie svettanti e le percussioni elettroniche, da sempre connotati peculiari del marchio Perturbator, sono ora accompagnate da chitarre riverberate, dal palese piglio Sisters Of Mercy, alle quali si aggiungono insoliti e piuttosto inediti interventi vocali.

Il tonante drone costruito da basso e ritmi techno che plasma l’accoppiata d’apertura formata dalla title track e da "Reaching Xanadu" lascia il posto ai groove post-punk di "Excess", dove l’interpretazione di Maniac 2121 si occupa di rinforzarne l’evidente estrazione gotica.
I toni sensuali di "Secret Devotion”, che grazie al featuring di True Body s’incoraggia in una melodia memorabile e carica di pathos, sono un chiaro omaggio agli oscuri deliri dei Type O Negative.
All'estremo opposto si dispone “Messalina, Messalina”, che alterna atmosfere potenti e minacciose a ondate di synth distorti, validi nel creare un climax musicale più vicino al post-metal degli esordi NIN - primordiale e mai sopita infatuazione di Kent - che all’elettronica distopica del connubio Carpenter-Howarth.

La produzione generale che accomuna le tracce è impeccabile: tessiture intricate, unite a missaggi coesi e nitidi, segnano il percorso dell’album più cantato tra tutti quelli finora rilasciati da Perturbator (solo quattro strumentali), stemperando progressivamente le violenze metalliche in canzoni quasi pop-dark immerse in rigide atmosfere di depressione, riprendendo il tipico canovaccio stilistico dei Killing Joke.
Un acre odore di ghiaccio secco attraversa brani come “The Other Place” e "Dethroned Under A Funeral Haze", punti da imperiali accordi che riscattano i clangori industriali e post-apocalittici dei Depeche Mode di metà anni 80.
Il mormorio distorto e quasi impercettibile di Belial (la moglie di Kent) è sepolto nel disagio che sovrasta "Death Of The Soul", fino a giungere al maestoso cameo che Hangman's Chair regala nell’inquietante performance della conclusiva "God Says".

Evocando uno schiacciante senso di nichilismo, scavando nelle profondità dell’immorale, ma lasciando trasparire un flebile barlume di speranza, “Lustful Sacraments” trasporta in un controverso mondo, fatto di cemento, acciaio e vetri rotti, dal quale prova a germogliare un glaciale abbraccio di conforto.
Perturbator giunge probabilmente al vertice della propria arte; un progetto maturo che fonde un’ampia varietà di fragranze musicali che possiedono numerosi dettagli derivativi, giostrati, però, con estrema padronanza e senza effrazioni, liberandosi con efficacia dagli adorati vincoli synthwave, palcoscenico che lo stesso musicista parigino ha aiutato a riportare in auge nel secondo decennio del nuovo secolo.

(05/06/2021)

  • Tracklist
  1. Reaching Xanadu
  2. Lustful Sacraments
  3. Excess
  4. Secret Devotion
  5. Death Of The Soul
  6. The Other Place
  7. Dethroned Under A Funeral Haze
  8. Messalina, Messalina
  9. God Says


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