Tomaga

Intimate Immensity

2021 (Hands In The Dark) | tribal-ambient, post-minimalism

Tomaga, ultimo atto. La prematura scomparsa di Tom Relleen nell'agosto del 2020 per un cancro allo stomaco a soli 42 anni ha messo la parola fine alla sua lunga collaborazione con Valentina Magaletti, iniziata nel 2013.
Per gli amanti delle nuove frontiere sonore, il nome Tomaga è stato sinonimo di innovazione lessicale in ambiti stilistici già noti (post-industrial, tribal-ambient, post-minimalism), una rivoluzione quasi copernicana sulle orme di Steve Reich, Bitchin Bajas, Ellen Fullman e Giusto Pio. Valentina Magaletti ha dichiarato che Tom aveva particolarmente a cuore questo progetto, ed è toccato a lei prendersi cura di quest'ultima testimonianza artistica del collega scomparso.

Per "Intimate Immensity" i due hanno preso spunto da una frase del regista Derek Jarman "Blue is dark that has been visible", e dal corrispettivo valore simbolico del colore blu per l'artista francese Yves Klein. Le dieci tracce sono ispirate al monocromatismo concettuale e al contesto filosofico/metafisico di Klein, ma anche alle teorie sul "materialismo razionale", sul "mondo-stanza della solitudine umana" e all'innovativo concetto di "tecno-scienza" del filosofo francese Bashlyar.
L'onirico idioma musicale dei Tomaga si nutre dunque di conoscenza e arte, usando il filtro dell'avant-jazz, del minimalismo, del kraut-rock, dell'elettronica sperimentale e del post-rock, per una jam session ideale che conduce l'ascoltatore nelle profondità della psiche umana, creando nuove forme di tribalismo onirico-subliminale (la drone music infettata dal flauto in "Non sia mai"), o rinnovando l'arte del gamelan, iniettando riff di basso e ronzii di chitarra e synth su un ondeggiante corpo ritmico in "Mompfie Has To Pay".

Vi sono un'urgenza, un impeto ritmico che stravolgono le coordinate finora conosciute del progetto Tomaga. La natura psichedelica che la ciclicità ricca di riverberi di "Idioma" mette subito al centro del disco è ancora legata ad antiche forme rituali sonore. Tutti gli strumenti risuonano grevi, amplificando anche la loro valenza emotiva. I suoni industrial-glitch di "The King Of Naples" diventano materia rovente nella mani di Valentina Magaletti e sfiorano addirittura le logiche dell'hip-hop in "More Flowers", attraverso un esaltante contrasto con il suono dell'organo e altre modalità acustico/elettroniche imbastite dal geniale Tom Relleen.

Il mantra psichico di "Very Never (My Minds Extend)" risente delle esperienze collaterali dei due artisti - Oscillation e Vanishing Twin - alimentando più il fascino esoterico che quello sovversivo dell'album, con un equilibrio tra gli elementi che qualcuno troverà perfino inerte o inutilmente eccessivo ("British Wildlife"), ma che infine riesce a catturare un alito di vita sia nella ciclicità minimalista di "More Flowers" che nella cristallina variazione su tema ambient-kosmische di "Reverie For Fragile Houseplants", affidando alle iconoclaste pulsioni funky e all'intreccio tra neoclassica ed elettronica agrodolce della title track il miglior epitaffio per una delle formazioni più originali dell'ultimo ventennio.

(13/11/2021)

  • Tracklist
  1. Idioma
  2. Mompfie Has To Pay
  3. The Snake
  4. Very Never (My Minds Extend)
  5. More Flowers
  6. The King Of Naples
  7. Non Sia Mai
  8. British Wildlife
  9. Reverie For Fragile Houseplants
  10. Intimate Immensity


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