Florent Ghys

Mosaiques

2022 (Cantaloupe) | elettroacustica, chamber-music, minimalismo

Quando cominci a lavorare a un nuovo disco, per di più articolato in due parti, e poi ti ritrovi chiuso in casa, perché la pandemia di Covid-19 ha praticamente cambiato il corso della storia, incidendo profondamente anche sulla tua percezione delle cose, allora non ti resta altro da fare che concentrare ancora di più l’attenzione sulla tua interiorità, vera sorgente di ogni forma d'arte. È ciò che ha fatto, senza starci troppo a pensare, il compositore e contrabbassista Florent Ghys: “Volevo solo creare qualcosa che suonasse alla grande, così ho passato molto tempo a studiare il suono del mio contrabbasso, ad analizzarlo, a creare librerie di campioni, a registrarlo, e poi a studiare i diversi microfoni, le diverse stanze, anche contrabbassi diversi. Quindi, tutto è davvero iniziato dal suono, per poi adattare le mie idee audiovisive a quello”.

Laddove un disco come “Télévision” (2014) ruotava essenzialmente intorno al cardine del post-minimalismo, con la doppietta “Ritournelles”/“Mosaïques” Ghys vira in direzione di una ricerca elettronico-digitale sempre guidata dall’equilibrio e da una solida tensione lirica nell’organizzare le varie tessere del suo puzzle sonoro. “Mosaïques”, che è il disco che qui prenderemo in esame, conduce il compositore e violoncellista originario di Lione, ma di stanza in quel di Bordeaux, dalle parti di una fascinosa sintesi di elettroacustica e minimalismo da camera.
Più sperimentale e nel complesso più convincente del suo gemello, “Mosaïques” alza il sipario con “Hana”, un tributo all’omonimo pezzo di Asa-Chang & Junray, in cui l’utilizzo di spoken word fratturati e archi dronanti ci catapulta in un obliquo universo al confine tra l’umano e il post-umano, il che, a conti fatti, significa ritrovarsi nel bel mezzo di un’austera rivisitazione della folktronica.

Il lavoro sulle voci (oltre a quella dello stesso Ghys, si ascoltano quelle di François Cha, Hannah Collins, Rosie K, Pascal Le Boeuf, Molly Netter, Anna Pidgorna ed Élodie Rousseau) è essenziale in un disco in cui la ricerca sul suono mira a gettare un ponte tra passato, presente e futuro, dando vita a piccole fanfare cariche di speranza (“Comrades”), congegni minimalisti per contrappunti e scatole cinesi (“Météos”, “Ritournelle”), numeri più o meno ballabili e ipnotici nel loro rifarsi all’estetica Idm (“Usurp”, “20%”, “Party”) e incantesimi vagamente liturgici (“As We Always Do”).
Nelle trame di “Mosaïques”, anche suoni e rumori provenienti dalla realtà concreta possono tornare utili, come accade in “Trains”, “Tennis” e “Farm”, dove a essere manipolati-inglobati sono, rispettivamente, le sirene di alcuni treni del Nord America e dell’India (Ghys è uno che tiene molto ai dettagli), le urla di fatica e il sordo rimbalzare delle palline sulle racchette dei giocatori di tennis e, per finire, i versi degli animali di una fattoria.
Le evoluzioni ambient-drone di “Voilà” completano il quadro di un disco assolutamente riuscito.

(23/09/2022)

  • Tracklist
  1. Hana
  2. Comrades
  3. Météos
  4. Les Couleurs
  5. Ritounelle
  6. Usurp
  7. Trains
  8. As We Always Do
  9. Tennis
  10. Voilà
  11. 20%
  12. Party
  13. Farm
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