Francesco Guccini

Canzoni da osteria

2023 (BMG)
progressive folk

Se “Canzoni da intorto” era la sorpresa, “Canzoni da osteria” è la conferma: Guccini ha ancora di che cantare, anche se non in parole sue. Inevitabili i paragoni con la precedente uscita, datata 2022 – il team è sovrapponibile, il titolo varia per una sola parola, perfino le due copertine possono confondersi. Si tratta, sotto pressoché ogni punto di vista, di due album gemelli, frutto del ritrovato entusiasmo del cantautore ritiratosi dai palchi ormai un decennio fa. “La fatica non è stata trovare le canzoni”, spiega l’artista ai microfoni di Rai News 24, “è stata lasciar fuori mille altre canzoni che avrebbero potuto entrare in questi dischi e non ci sono”.

Molte le vicinanze col primo capitolo anche per quanto riguarda gli arrangiamenti (curati ancora da Fabio Ilacqua) e la scelta dei brani, trasversali a molteplici registri e tradizioni. Aprono e chiudono la selezione i due pezzi più apertamente politici, “Bella Ciao” – che Guccini dedica alle donne persiane e canta parzialmente in Farsi – e “21 Aprile”, sul Golpe dei Colonnelli in Grecia nel 1967.
Racchiusa fra questi due, una pluralità di lingue e stili, tutti debitamente trasposti in “guccinese”: ci sono episodi dialettali (“Maria la guerza” e “La Maduneina dal Baurgh 'd San Pir”, entrambi in bolognese), pezzi in inglese e in ebraico (“The Last Thing On My Mind”, “Cotton Fields”, “Hava Nagila” – che i cultori di Sanremo e Battiato riconosceranno come ispirazione di “Oppio”, portata al festival da Sibilla nel 1983), un brano in catalano dell’autore barcellonese Joan Manuel Serrat, “La Tieta”, che Guccini aveva già inciso in modenese nel 2004 su “Ritratti”. E ben quattro canzoni in castigliano: “Jacinto Ciclana”, con musica di Astor Piazzolla e testo di Jorge Luis Borges (e scusate se è poco), “El caballo negro”, “La chacarera del 55”, “Sur”.

Anche in questo caso, a brillare sono soprattutto la ricchezza e il calore degli arrangiamenti, prevalentemente acustici e assai variegati: si va dallo zumpa-zumpa balcanizzante di “Bella ciao” (impeccabile, anche se oggi un po’ consunto) al valzerino di “Maria la guerza”, fino al bluegrass di “Cotton Fields”, ai necessari stop’n’go klezmer su “Hava Nagila” e allo scherzoso folk-pop che ridà linfa ad “Amore dove sei”, brano del 1970 con cui il cantautore milanese Giorgio Laneve ebbe successo a “Un disco per l’estate”. A colpire di più, forse, è però il pezzo strumentalmente più scarno, la veneziana “Il canto dei battipali”, cantata a cappella con il coro alpino “Orobica” e il solo appoggio del sound design di Ilacqua (leggasi: mazzate di battipalo a scandire le battute).

Se nei passaggi recitati la voce del cantautore un poco zoppica, al momento di cantare l’intonazione è del tutto a fuoco. Che ci sia o meno l’aiuto di un pizzico di autotune, il risultato è ampiamente soddisfacente e, anche se forse meno scoppiettante di “Canzoni da intorto”, senz’altro meritevole di ascolto tanto per i “gucciniani” di ferro quanto per chi fosse incuriosito dall’ampiezza di spettro e dalla qualità strumentale di queste rielaborazioni, tradizionali e non.
"Canzoni da osteria" è disponibile esclusivamente in formato fisico, accompagnato da un ricco booklet di 43 pagine redatto da Guccini medesimo, comprendente – oltre a testi e traduzioni dei brani – anche la ricostruzione del contesto biografico che lega il cantautore ai pezzi scelti. Il tutto è incluso anche nella "super box deluxe limited edition", che raccoglie sia "Canzoni da intorto" che "Canzoni da osteria", oppure acquistabile separatamente come libro di 112 pagine dedicato ai due album.

14/12/2023

Tracklist

  1. Bella ciao
  2. Jacinto Chiclana
  3. Amore dove sei
  4. Maria la guerza
  5. El caballo negro
  6. La tieta
  7. Il canto dei battipali
  8. Hava Nagila
  9. The Last Thing On My Mind
  10. La chacarera del 55
  11. La Maduneina del baurgh 'd San Pir
  12. Cotton Fields
  13. Sur
  14. 21 Aprile

Francesco Guccini sul web