Ghost

Impera

2022 (Loma Vista) | arena-rock

Giunti al quinto disco in studio, i Ghost non hanno più nulla da nascondere. Quella misteriosa nonché fumettosa carica iconografica con cui li avevamo conosciuti in passato, si sta sciogliendo come neve al sole, così come le loro influenze più oscure e occulte, qui praticamente ridotte a una neppure troppo subdola posa crowleyana presente sulla copertina.
Non ha neanche più senso affermare che “morto un Papa, se ne fa un altro”, perché tutto quel giochetto nato attorno alla figura di Papa Emeritus (ed eredi fittizi che abdicavano album dopo album) si è risolto con l’autoelezione di Tobias Forge a leader assoluto. Un Pontifex Maximus che ha fatto terra bruciata attorno a sé, litigando con tutti i vescovi e i cardinali un tempo al suo servizio (non a caso, nel booklet del lavoro, gli altri musicisti sono bollati con un semplice “a group of nameless ghouls”).

Dimentichiamoci dunque di due album eccellenti come “Opvs Eponymovs” (2010) e “Infestissumam” (2013). Appartengono a un’altra epoca. Al contrario, “Impera” insiste imperterrito sull’hard (pop)rock ultra-melodico già messo in vetrina con il discreto “Meliora” del 2015 (il disco della transizione) e con il successivo, impalpabile “Prequelle” (2018).
Arena rock per l’esattezza, perché la musica dei Ghost degli ultimi anni è uno spettacolo horror per le masse: grandi scenografie, pomposità a iosa e telefonini al cielo per immortalare un frontman sempre più amato da giovani e adulti, a prescindere da tutto.
Cavalcando quest’onda sempre più imponente, Tobias Forge non ha esitato a infilare nella scaletta dell’album la celebre “Hunter’s Moon” (un convincente passaggio dal sapore old-school), una song già apprezzata nei titoli di coda del trascurabile “Halloween Kills” di David Gordon Green.

Oltre alla succitata composizione, i brani che si salvano dall’anonimato sono pochi: il bel singolone “Call Me Little Sunshine”, la brillante “Spillways” (un pezzo che conferma l’importanza degli Abba e dei Queen nel background musicale di Forge) e poi ancora “Watcher In The Sky”, un roccioso midtempo che potrebbe far ricredere i vari detrattori di stampo heavy-metal.
Troppo poco per raggiungere la sufficienza, considerando il calo netto e improvviso che contraddistingue la seconda metà del disco, aperta simbolicamente dalle movenze teatrali di “Twenties” (un diversivo con il fiato corto) e dalle note zuccherose della semi-ballad “Darkness At The Heart Of My Love” (quando il romanticismo puzza di plastica). C’è aria di vuoto e si sente, anche nella conclusiva “Respite On The Spitalfields”, buona nel refrain ma troppo molle per entrare di diritto tra i classici senza tempo dei Ghost.

In attesa di una nuova ipotetica fumata bianca, Papa Emeritus IV si gode l’impero che ha costruito anno dopo anno. Ma dietro quella maschera per certi versi intoccabile, la sua sostanza si sta disintegrando alla velocità della luce.

(11/03/2022)

  • Tracklist
  1. Imperium
  2. Kaisarion   
  3. Spillways
  4. Call Me Little Sunshine
  5. Hunter's Moon
  6. Watcher In The Sky      
  7. Dominion
  8. Twenties    
  9. Darkness At The Heart Of My Love 
  10. Griftwood  
  11. Bite Of Passage   
  12. Respite On The Spitalfields


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