Kae Tempest

The Line Is A Curve

2022 (Fiction) | spoken word, rap

Ne è passata di acqua sotto i ponti negli ultimi tre anni. Un fiume in piena fin troppo lercio per i motivi che purtroppo tutti conosciamo. Sembra infatti trascorsa un'era geologica dal 2019, anno di pubblicazione del terzo disco di Kae Tempest, "The Book Of Traps And Lessons". Un ricordo che appare lontanissimo, sbiadito. Come lo sono alcune tematiche trattate, a cominciare dalla Brexit.
Tra una pausa sabbatica e l'altra, ad agosto del 2020 con un post su Instagram Kae è improvvisamente riappars* per dichiararsi persona non binaria, annunciando di aver cambiato nome nel più neutro Kae e di voler essere identificat* con il "singular they", prima di pubblicare il suo primo lavoro di non-fiction con Faber, dal titolo “On Connection”. Un’opera composta da tanti piccoli saggi che scavano nelle interconnessioni tra esseri umani attraverso mezzi creativi, in particolare la poesia, l’improvvisazione e la sperimentazione. Lo scorso anno poi si è aggiudicat* il Leone d'argento della Biennale Teatro, premio che si aggiunge a una sfilza imponente di medaglie ricevute in patria e non solo.

Insomma, Kae Tempest è ormai tra i pilastri della musica contemporanea nella sua accezione più teatrale. Spoken word, per farla breve. “The Line Is A Curve” arriva quindi con un bel carico di attese. E’ il quarto album dell’artista di Lewisham, ed è prodotto dal fidatissimo Dan Carey; segue inoltre l’acclamata operetta “Paradise” che ha da poco debuttato al National Theatre di Londra.
Partiamo però dai desideri. Perché a questo giro Kae scopre il mazzo puntando sulla comunicazione. Sull’emancipazione emotiva. Sulla collaborazione. Ne è prova la presenza di alcuni ospiti coinvolti nel disco: Kevin Abstract, Grian Chatten dei Fontaines D.C., Lianne La Havas, ássia, Confucius MC, ai quali si aggiungono tre linee vocali registrate in un solo giorno di tre diverse generazioni di persone, come racconta Kae stess*: “Un uomo di 78 anni che non ho mai conosciuto, una donna di 29, la poetessa Bridget Minamore, che è una mia cara amica, e poi tre giovani fan di 12, 15 e 16 anni che hanno risposto a un post sui social”.
Ed è proprio un’invettiva sui social ad aprire il sipario. “Priority Boredom” attacca con una tastiera da pellicola sci-fi musicata da un set di Kavinsky. Mentre le parole inondano rabbia verso una società assoggettata, mai come prima nella storia dell’uomo, da meta-implicazioni sui sensi primari. Tendenza che comporta la banalizzazione dei legami.

You come alive online, you die a couple times
It's fine. Plug in the other drive
Sign above the knotted line
I'm fine. You're fine. We are. We're fine
We’ll catch up some other time
Sign ascending signals five contenders will divide the kingdom
Nights resemble afternoons at home
With all your worst positions thrown into the harshest light

In “I Saw Light”, in duetto con Grain Chatten dei Fontaines D.C., l’angoscia resta in penombra; trapela la ricerca, appunto, di una luce che stenta a mostrarsi. Kae lamenta scarsa concentrazione nella “lussuria del palcoscenico”, incontri mancati, ricordi svaniti. E trova la complicità di Chatten, da ponte a una poetica che scandisce il passo di un’anima in panne, desiderosa di accendersi, tra “porte sbattute” e “mani smembrate”. La tragedia di Sofocle è interiorizzata. Il dolore opera nel silenzio.
E’ notte fonda. L’aria è cupa. Kae rappa alla stregua dei fasti di “Everybody Down” in “Nothing To Prove”, tra i momenti più hip-hop del lotto. “Hardcore. Last straw. Postcode. Passport. Class war. Stop suffering. Dance more”. C’è voglia di farla finita. Di riposare. Di mettere l’animo in pace. La base in appoggio è ancora una volta minimal, inclinazione che sarà un po’ la cifra di tutto il percorso.

Less is more, dicevamo. Su tutte la ballata “No Prizes” con Lianne La Havas. La cantautrice inglese porta con sé quel tocco neo-soul nel refrain che si contrappone a puntino con la narrazione sanguigna di Kae. E’ l'instant classic del suo repertorio. Vicoli ciechi, blocchi e orologi fermi. No prize. Nessun applauso. Niente. Solo la certezza di non aver sbagliato per aver partorito un bambino anzitempo. Kae "canta" di insabbiamenti. Di soldati in Iran dimenticati da Dio e dal mondo. Servitori intervistati e mai compresi. E di scalate impossibili.
L’essenzialità di cui sopra muta improvvisamente in squarcio rock con “These Are The Days”, addirittura quasi a rievocare i Pink Floyd (!). E’ il manifesto della sua conciliazione, il brano con cui Kae mette a nudo le proprie paure. La liberazione definitiva al centro del piatto.

Let it all grow
From the moment
Take it apart. Just to know it can never be broken
Make it an art
Walking away from the good ones
When I should have listened
But what’s hidden
Is only revealed when you’re looking for patterns
These are the days when I regain my balance
For now, I am sat without love or compassion
Defeating myself because I made it happen
But no more comparisons
No shade
No shame

“Water In The Rain” aggiunge serenità alla presa di coscienza, con l’invocazione orientaleggiante di ãssia da tappeto. Spuntano traumi del passato da cancellare e nuovi carichi di lavoro, prima che “Move” ribalti la prospettiva in una danza sintetica utile a schiacciare “zecche ossessive” o ripudiare sterline che sguazzano nel mondo, viscide come demoni in festa. L’altrettanto danzereccia “More Pressure”, stavolta al fianco di Kevin Abstract, accelera inavvertitamente il passo. E’ l’uno-due che non t’aspetti in un album ritmicamente trattenuto, che si chiude a sorpresa con la chitarra acustica di “Grace”. Kae ritrova grazia “proprio lì dov'è tutto trascendente”. Canta di lune rosse sotto cui rifugiarsi. Di fermare il tempo e fare silenzio. E alla fine non chiede nient’altro che amore. L’ultima confessione di un diario di bordo sincero, travolgente si rivela senza orpelli, senza fare sceneggiate.

"The Line Is A Curve" è un disco che assesta per l’intensità mantenuta lo spessore di un artista che ha ormai raggiunto una sua vetta. La cima da cui esprimere senza più veli marci note, battiti, pensieri e parole. Non resta, quindi, che chiudere citando le sue considerazioni a margine di tutto. Le parole importanti, per dirla con Nanni Moretti, che Kae usa per definire i significati nascosti a monte dell'opera: “Questo disco parla di lasciare andare. Di vergogna, ansia, isolamento e di caduta nella resa. Di accettare la natura ciclica del tempo, crescita e amore. […] Per tutta la mia vita creativa, sono stat* affamat* di riflettori e disperatamente a disagio sotto di essi. Negli ultimi due album volevo sparire completamente dalle copertine e dai video. Molto riguardava la mia vergogna, ma l’ho mascherata dietro il desiderio genuino che il mio lavoro parlasse da solo, senza di me in prima linea, mercificando ciò che per me era così raro e sacro. A volte ero infastidit* dal fatto che per far uscire il mio lavoro dovevo mostrarmi. Ma questa volta la vedo in modo diverso”.

(01/04/2022)

  • Tracklist
  1. Priority Boredom
  2. I Saw Light with Grian Chatten
  3. Nothing To Prove
  4. No Prizes with Lianne La Havas
  5. Salt Coast
  6. Don’t You Ever
  7. These Are The Days
  8. Smoking with Confucius MC
  9. Water In The Rain
  10. Move
  11. More Pressure with Kevin Abstract
  12. Grace




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